'Porta del Popolo e le mura di Roma'

 

Tra le porte che si aprono nelle mura di Roma, una, chiamata oggi Porta del Popolo ma nota ai Romani antichi come Porta Flaminia, ha nella storia della città un'importanza speciale. È infatti quella che per secoli ha costituito il principale punto d'accesso alla città da nord, ossia, in pratica, dal resto del mondo, data la posizione di Roma nella penisola e quella della penisola in Europa. Generazione dopo generazione, visitatori amichevoli od ostili, alla spicciolata o in massa, dai mercanti agli artisti e dai questuanti agli ambasciatori, dai torrenti di pellegrini agli eserciti invasori sono affluiti a Roma entrando da questa porta. Tra i tanti, Martin Lutero che, entrando nel 1510 nella piazza situata al di là di questa porta e che ha lo stesso nome, piazza del Popolo, si dice sia caduto in ginocchio esclamando: «Salve Roma santa, città di martiri, santificata dal sangue che essi vi hanno sparso». Se questa non è una ragione sufficiente per incominciare proprio da qui una visita a Roma, ne aggiungeremo un'altra, di carattere pratico. Come già avvertito nelle note introduttive, non vi è luogo o prospettiva in tutta Roma da cui acquistare un miglior senso d'orientamento nella città. Orientamento in primo luogo topografico, ma anche storico, artistico e perfino attinente allo sviluppo spirituale e religioso. Un'altra nozione importante per ciò che concerne l'evoluzione fisica di Roma ci è fornita qui dalle antiche mura. Costruite dall'imperatore Aureliano (un governante benemerito ma poco noto, da non confondersi ovviamente con Marc'Aurelio o la sua famiglia) nel III sec d. C., quando l'Impero era già in declino, queste mura tennero fermo per secoli, per cedere infine alla pressione delle orde provenienti dal nord. Prima però di questi eventi, e per molti secoli, Roma non aveva avuto alcun bisogno di mura. La Pax romana regnava nel mondo e l'Impero si estendeva su tre continenti. Nessun nemico si sarebbe potuto avvicinare alla capitale senza essere annientato già a molta distanza dalla stessa. Vi erano state tuttavia due precedenti occasioni nella storia della città in cui il bisogno di mura era stato sentito. La prima quando Roma era stata fondata, semplice gruppo di capanne su una collina; e la seconda nei primi anni della repubblica, quattrocento anni dopo e seicento prima delle Mura aureliane, quando Roma era ancora uno Stato di second'ordine e lotte mortali, come quella con Cartagine, erano all'orizzonte. Resti di queste precedenti cerehie di mura li troveremo nei nostri giri di esplorazione, naturalmente quando ci avvicineremo al centro, giacché la città che essi racchiudevano era allora molto più piccola. Se cerchiamo di visualizzare questi giri concentrici di mura, ne ricaviamo un buon aiuto alla comprensione dello sviluppo urbanistico della città. Abbiamo detto che nei tempi antichi la Porta del Popolo si chiamava Porta Flaminia. Questo perché riceveva il nome dall'antichissima strada di collegamento con il Nord, la via Flaminia, che ad essa faceva capo, e che originariamente continuava dopo la porta. Nel Medioevo la via venne allargata all'interno della città, trasformandosi in piazza e sia la porta che la piazza ricevettero il nome latino Populus. È una parola che vuoi dire sia 'popolo' che 'pioppo', e non è assolutamente sicuro da quale di queste due accezioni abbiano preso il nome porta e piazza. La prima ipotesi è quella oggi generalmente accettata, ma se invece è giusta la seconda, essa sarebbe connessa all'albero, un pioppo o un noce, che nel basso Medioevo faceva ombra a un angolo della piazza, a poca distanza dalla porta, con il suo fitto fogliame. Una leggenda popolare, nata dalla circostanza che in quel punto o poco distante sorgeva un tempo la tomba di famiglia di Nerone, diceva che tra quelle foglie si celava il diavolo o più precisamente l'anima del satanico imperatore. La porta di marmo che si vede oggi non è quella del tempo antico romano, essendo stata ricostruita alla fine del Rinascimento. È interessante stilisticamente e come documento del grande dramma della Controriforma, messo in moto proprio dall'arrivo di Martin Luterò nella piazza 150 anni prima. La porta, infatti, venne ricostruita da papa Alessandro VII Chigi per celebrare un suo colpo diplomatico e politico di prima grandezza: la conversione di una regina, Cristina di Svezia, dal luteranesimo al cattolicesimo, e il suo successivo arrivo a Roma attraverso la porta stessa. Cristina era figlia e sola erede del re che aveva condotto i protestanti alla vittoria nella cosiddetta guerra dei Trent'anni che aveva devastato l'Europa, perciò la sua conversione era un fatto ancora più sensazionale. Convertendosi, essa aveva anche rinunciato al trono ed era venuta a stabilirsi a Roma in volontario esilio sotto la protezione pontificia. È facile vedere quanto fosse importante per il papa la cattura di un pesce tanto grosso, nelle tempestose acque della politica e nella controversia religiosa che sconvolgeva l'Europa. Vedremo più avanti che l'ospitalità offerta a questa donna libera e poco convenzionale avrebbe procurato al pontefice anche il che imbarazzo.

 

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