|
Foro della Pace
Fu Vespasiano, primo imperatore della dinastia Flavia, a realizzare questo Foro tra il 71 e il 75 d.C,, dopo la vittoria sugli ebrei e la pacificazione dell'Oriente. Plinio ci fa sapere che il nome proprio di quello che solo più tardi diventerà un Foro, era Tempium Pacis (recinto della Pace). In origine quindi il complesso altro non era che un recinto
sacro intorno ad un tempio. Il Tempio della Pace, era però, dal punto di vista urbanistico, strettamente legato ai Fori Imperiali, costituendone la chiusura verso sudest.
Il suo lato di fondo giungeva a sfiorare la Velia, da cui era separato dalla strada tra la via Sacra e le Carine. Nell'area al di là della strada, sulla collina occupata dagli Horrea Piperataria (mercato delle spezie), sorse successivamente la Basilica di Massenzio, la quale fino al secolo scorso era ritenuta il Tempio della Pace. In epoca repubblicana
nel luogo era collocato il grande Macellum (mercato) il quale non fu utilizzato durante l'impero. Lo sviluppo planimetrico del complesso sembra essere stato ideato proprio con il proposito di ricordare il preesistente edificio che somigliava molto probabilmente ai mercati monumentali a noi noti come quello di Pozzuoli (Serapeo),
Il Foro era costituito da una grande piazza porticata di circa m 120 x 125. Nei porti
si aprivano esedre, una delle quali è ancora conservata sotto la Torre dei Conti, all'inizio della via Cavour. Al centro del lato sud si apriva il tempio vero e proprio, un'aula di pianta rettangolare, con abside, in cui era riposto il simulacro del culto. Nel Foro si trovavano i trofei di guerra prede del Tempio di Gerusalemme rappresentati nell'arco di Tito, come il candelabro, a sette bracci e trombe d'argento. Plinio il Vecchio tramanda che numerose
statue sottratte in Grecia e in Asia Minore da Nerone per arricchirne la Domus Aurea, furono esposte dall'imperatore Vespasiano nel Foro della Pace.
Nell'esporre tali opere i Flavi manifestarono la loro politica rivolta contro la memoria di un uomo ancora amato dal popolo: Nerone. La stessa dedica del Tempio della Pace intendeva celebrare senz'altro la vittoria sui nemici esterni, ma anche latine delle guerre civili ottenute dopo la morte di Nerone.
|