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Teatro del Fontanone
II Teatro del Fontanone, insieme alle due Uccel-liere (ambienti dove venivano allevati uccelli rari), funge da fondale conclusivo dell'itinerario ascendente degli Horti Farnesìani. L'elemento principale del Teatro è il Fontanone, formato da una nicchia absidata, chiusa da un arco su mensole profilate da un cordolo e inquadrata in alto da una cornice aggettante e sui fianchi da due pilastri a bugnato rustico. Sulla cornice è impostata una balaustra in marmo con quattro piedritti, che in origine fungevano da basa: mento per altrettante statue. All'interno la nicchia è decorata da tre ordini sovrapposti di stalattiti e nel catino absidale da tre costolature culminanti in una lunetta. Sovrastante il Teatro del Fontanone e il Ninfeo della Pioggia esiste un'altra fontana cosiddetta di Venere. Tutte e tre costituiscono un unico 'asse d'acqua' a più livelli.
Tempio di Apollo
Di esso resta il solo basamento, spoglio però del rivestimento esterno in origine in marmo di Luni e mancante degli spettacolari alzati di marmo e bronzo dorato.
Ne iniziò la costruzione Augusto e fu terminato i nel 28 a.C; il prospetto principale guardava verso il Circo Massimo e aveva una lunga gradinata per accedere alla cella.
bed & brackfast roma. Il Tempio, scavato tra il 1865 e il 1937, conteneva tre statue di culto, di Apollo, Latona e Diana opere di Scopas, Timotheos e Kephisodotos. Nella base della statua di Apollo si conservavano ì libri sibillini (Libri Sibyllini) di probabile origine greca.
Tempio della Magna Mater
L'esito alterno della seconda guerra punica ave-va messo in crisi oltre l'apparato militare di Roma anche il governo politico e le istituzioni religiose. La consultazione dei Libri Sibillini (raccolta di profezie) e il tentativo di recuperare il favore degli dei, che sembrava perduto, portò l'introduzione a Roma del culto della Magna Mater o Grande Madre Cibele.
Il Tempio della Magna Mater al Palatino fu decretato nel 204 a.C. per ospitare il simulacro della dea, consistente in una pietra nera, di forma conica allungata, forse un meteorite, che un'ambasceria romana era andata a prendere a Pessinunte, in Asia Minore. L'importante reliquia fu trasportata con una nave che potè risalire il fiume Tevere fino alla confluenza dell'Alinone grazie ad un miracolo della vestale Claudia. Una volta lavata nel fiume e depositata provvisoriamente nel Tempio della Vittoria, sempre sul Palatino, fu poi portata nel nuovo Tempio, dedicato da Giunio Bruto nei 191 a.C.
Il Tempio bruciò nel 110 a.C. e fu riedificato da M. Metello, mentre un nuovo incendio nel 3 a.C. costrinse Augusto ad effettuarvi consistenti restauri.
Un rilievo di Villa Medici ne riproduce la facciata: era esastilo, periptero con colonne di peperino intonacate a finto marmo (se ne vedono resti a ridosso del podio).
La statua della Magna Mater o Grande Madre Cibele, riccamente panneggiata, fu ritrovata nei pressi del Tempio ed è attualmente custodita in una taberna della Domus Tiberiana.
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