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Casa di Livia
Si tratta di una domus costituita da varie case più antiche riunite in una sola. Fu ritenuta da alcuni la casa di Livia, moglie di Augusto, che qui aveva i suoi appartamenti privati, da altri dell'omonima figlia di Tito e da altri ancora la casa stessa di Augusto che qui avrebbe modestamente abitato per più di quarantanni.
bad e breakfasts roma. Essa è importante per le pitture murali superstiti, la più famosa delle quali, Mercurio in procinto di liberare lo custodita da Argo, raffigura il mito di lo, la fanciulla amata da Giove, che Giunone, gelosa, fece legare ad una colonna e sorvegliare da Argo, che aveva cento occhi sparsi per tutto il corpo. Ma Giove mandò lo scaltro Mercurio il quale riuscì ad addormentare Argo e a liberare la fanciulla.
Nel cortile quadrato si aprono varie sale tra cui il triclinium, sala da pranzo decorata da pitture che riprendono il motivo delle finestre aperte con paesaggi più o meno fantastici sullo sfondo, e il tablinium, la sala dei ricevimenti. Tutti gli ambienti conservano parte della pavimentazione originale in mosaico bianco e nero.
Chiesa di S. Anastasia
Titolo presbiteriale del IV sec. ( Titulus Anasta-siae) successivamente dedicato alla omonima martire di Sirmio. La chiesa fu trasformata e decorata più volte: le pitture absidali eseguite sotto il pontificato di papa Damaso (366-382) furono sostituite da mosaici al tempo di papa Mario (461-468); e restauri vi vennero eseguiti in varie epoche, fino a quelli ordinati dal card. Nunes de Cunha nel 1722 realizzati sotto la direzione del maltese Carlo Gì mach.
L'attuale facciata, in mattoni, a due ordini spartiti da lesene, è successiva al 1636 quando Urbano Vili diede incarico al suo architetto camerale, Luigi Arrigucci, di ricostruirla in quanto la precedente era stata abbattuta due anni prima da un ciclone.
L'interno a tre navate precedute da endonartece è vasto e caratterizzato dallo splendore dei marmi di dodici antiche colonne provenienti forse da un tempio del Palatino e già utilizzate nella primitiva chiesa: oggi addossate a scopo puramente decorativo e non statico a pilastri. L'altare maggiore, di Onorio Longhi (1585), è ricco di marmi preziosi, sotto la mensa è collocata la Statua giacente di S. Anastasia, di F. Aprile, ma terminata da E. Ferrata (1667). Il soffitto ligneo settecentesco a cassettoni è arricchito da un dipinto rappresentante il Martirio di S. Anastasia, opera di M. Cerruti; nella cappella a metà della navata destra vi è un interessante altare cinquecentesco e ih fondo alla stessa navata la Cappella delle reliquie.
Nei sotterranei della chiesa si possono ammirare imponenti rovine, scoperte nel secolo scorso, di un portico a pilastri in tufo e travertino di età augustea, e una serie di ambienti paralleli con porte ad arco ribassato cui sovrastano finestre.