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Appartamento Borgia - Alessandro VI Borgia, salito al soglio pontificio nel 1492 fece allestire e decorare sei stanze riservate ai suoi appartamenti privati affidando il compito al Pinturicchio e ai suoi allievi che portarono a termine il lavoro fra il 1492 e il 1495. bad & breackfast roma. Le decorazioni vennero concepite con un gusto "eclettico" che ben si adattava alla personalità del pontefice spagnolo, fondendo argomenti allegorici, miti orientali e pagani e storie sacre. Basti ricordare che alla corte pontificia era di casa il principe Djem (identificato . nell'affresco della Disputa di S.Caterina) e con lui il gusto turchesco ed "esotico", ridondante di ori e sfarzoso che in quel momento si respirava in Vaticano. Gli ambienti interessati sono:la Sala delle Sibille;la Sala del Credo (con Apostoli e profeti di scuola umbra) ;la Sala delle Scienze e delle Arti Liberali (con allegorie di Antonio da Viterbo);la Sala dei Santi (interamente del Pinturicchio, fra cui l'affresco con la Disputa di S.Caterina) ;la Sala dei Misteri e della Fede (del Pinturicchio con il bel ritratto di Alessandro VI inginocchiato) e la Sala dei Pontefici (con stucchi,affreschi ed arazzi). Dalla prima sala,tramite una scala a sinistra è possibile raggiungere l'appartamento di Giulio II.

Le Stanze di Raffaello - Nel 1508 papa Giulio II della Rovere affidò al giovane Raffaello, da poco giunto a Roma su sollecitazione di Bramante, l'incarico di decorare alcune stanze costruite al tempo di Niccolo V che recentemente erano state "ristrutturate" con affreschi del Perugino, Sodoma e Peruzzi, in alcuni punti lasciati intatti da Raffaello. Le stanze sono situate al piano superiore del palazzo di Niccolo III, nell'ala settentrionale, parzialmente ricostruita da Niccolo V.Esse furono scelte per il suo nuovo appartamento da Giulio II che non gradiva abitare nei sottostanti locali decorati da Pinturicchio per Alessandro VI Borgia. L'appartamento, costituito da quattro stanze richiese più di sedici anni di lavoro, tanto che Raffaello morì nel 1520 prima del suo completamento. La Stanza della Segnatura deriva il nome dall'essere il luogo dove venivano firmati i documenti e ospitava la biblioteca del pontefice. Cronologicamente è la prima stanza in quanto gli affreschi furono completati fra il 1508 e il 1511, ma topograficamente è la seconda. Sulle pareti principali sono affrontati i temi della Disputa del Sacramento e della Scuola di Atene. Riflettono entrambi il pensiero umanista del pontefice: il trionfo della religione e della verità spirituale (nella Disputa) e la "verità" dei filosofi e dei grandi pensatori dell'antichità (nella Scuola di Atene) e i loro discendenti moderni, vi sono infatti raffigurati Michelangelo, Bramante, Sodoma e lo stesso Raffaello. Sulle pareti minori sono affrontati gli affreschi del Parnaso e delle Virtù Teologali e Cardinali, simboleggianti il Bello e il Bene. Fra il 1512 e il 1514 Raffaello si appresta alla decorazione della stanza successiva, l'anticamera privata del pontefice detta Stanza di Elidoro. Prende il nome dall'affresco principale La Cacciata di Elidoro dal tempio, raffigurante l'episodio della storia ebraica, ma con l'evidente riferimento alla politica di Giulio II contro gli usurpatori delle terre della chiesa. Gli altri affreschi sono un rafforzamento del tema principale di difesa della chiesa del patrimonio culturale e spirituale acquisito: Leone Magno che arresta la marcia di Attila, S. Pietro liberato dall'angelo e la Messa miracolosa di Bolsena, illustrante un evento accaduto nel 1263. La Stanza dell'Incendio di Borgo venne realizzata fra il 1514 e il 1517, dove la mano "felice" di Raffaello è ravvisabile solo in alcuni punti della composizione. L'episodio è riferito all'intervento miracoloso di Leone IV che nell'847 d.C. aveva bloccato segnandosi con la croce il devastante incendio sviluppatosi nel rione di Borgo. Anche qui il riferimento e al precedente "classico" dell'incendio di Troia e alla fuga dei suoi abitanti dalla città. bad & breackfast roma. L'ultima sala e quella detta di Costantino,ini-ziata nel 1517 a soli tre anni dalla morte di Raffaello e completata sotto il pontificato di Clemente VII nel 1525. Qui la visione appare già "manierista" per l'ampia partecipazione degli allievi fra i quali Giulio Romano,Giovanni Francesco Penni e Raffaellino del Colle,e "tormentata" nell'imminenza degli eventi che di li a poco devasteranno la città intera.
 

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