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'Il Quirinale'

Insediamenti umani esistevano sul colle Quirinale (probabilmente così chiamato poi da un tempio al dio Quirino) prima ancora dell'esistenza di Roma. All'alba della storia era la roccaforte della tribù sabina, le cui donne, secondo un resoconto che è a metà tra storia e leggenda, furono un bel giorno rapite dai Romani recentemente arrivati, in uno dei più celebri incidenti internazionali di tutti i tempi. Per secoli, nell'era romana, il Quirinale è stato noto come centro di vita letteraria. Il poeta Marziale vi viveva in una stanza al terzo piano dalle finestre rotte, piena di correnti d'aria. Pomponio Attico, a cui molte delle celebri lettere di Cicerone erano indirizzate, vi aveva installato e vi dirigeva una fiorente casa editrice. Virgilio viveva nelle vicinanze. Dopo lungo abbandono, nel Rinascimento l'atmosfera letteraria si rinnova. Sofisticati circoli per la discussione di prose e poesie vi si riuniscono; uno di essi, includente preti e cardinali, nonché letterati come Pomponio Leto, che viveva in un tugurio sul cucuzzolo del colle, si spinge a tali eccessi paganeggianti nella lettura di testi poetici che il papa sbatte tutti per qualche tempo in prigione a Castel Sant'Angelo. Michelangelo appartiene a uno di questi circoli, presieduto dal suo grande amore platonico, la poetessa e principessa Vittoria Colonna. Il colle è sormontato dalla vasta piazza del Quirinale, una delle più antiche e belle della città. Sin dal Medioevo era famosa per un enorme gruppo scultoreo raffigurante i Dioscuri, mitici gemelli domatori di cavalli, che tengono alla briglia i loro destrieri (o, secondo altri, una duplice effigie di Alessandro Magno col suo cavallo Bucefalo). Questo gruppo ha dato alla piazza il nome alternativo di "Monte Cavallo". La piazza è incorniciata da solenni edifici. Il più importante è il Palazzo del Quirinale, costruito tra il XVI e il XVIII secolo come residenza dei papi soprattutto nei mesi estivi, e occupato, dopo il 1870, dai re d'Italia. Oggi è residenza del presidente della Repubblica. Il palazzo è frutto dello sforzo collettivo dei migliori architetti di tre secoli, ma nonostante una bella facciata e un'aura generale di solennità risulta alquanto monotono. L'interno è più interessante, ma sotto l'attuale regime democratico è scarsamente accessibile (stranamente, quand'era residenza di papi e re era aperto al popolo due volte la settimana). Persino avvicinarsi all'ingresso principale o attardarsi nella piazza è severamente vietato; le considerazioni di sicurezza nel mondo di oggi sono ovvie, ma la presenza ventiquattr'ore al giorno di sentinelle e polizia, certamente più nutrita, per dire, di quella che sorveglia a Washington la Casa Bianca, dovrebbe essere bastante. In conclusio ne dovrete probabilmente accontentarvi di un'occhiata da lontano e da un ingresso laterale nel cortile, dove talvolta le altissime guardie d'onore del presidente, i corazzieri coi loro caschi ornati di coda di cavallo, si vedono incedere maestosamente. Il palazzo è stato scena di diversi momenti drammatici nella storia del papato. Fu da qui che Pio vi nel 1799 venne deportato in Francia su ordine di Napoleone (morì in esilio). La stessa sorte capitò a Pio VII nel 1809. Quando vennero a prenderlo a notte fonda, Pio VII aveva la febbre, non riusciva a trovare gli occhiali e non gli fu dato neppure il tempo di prendere un po' di biancheria di ricambio. Partì vecchio e disfatto, ma sei anni dopo era di ritorno a Roma e Napoleone era a Sant'Elena. Quattro decenni dopo fu la volta di Pio IX di fuggire dal Quirinale, durante la rivoluzione del 1848. Al suo rientro nel 1850 non fece ritorno al Quirinale, né vi risiedettero mai più i suoi successori. Quando i bersaglieri della nuova Italia unita entrarono a Roma vent' anni dopo, trovarono il vecchio palazzo serrato e dovettero chiamare un fabbro per entrare. Il re vi si installò con la corte e il papa entrò in reclusione volontaria al Vaticano. Seguì un periodo di amara, a volte ostile relazione tra Chiesa e Stato. Solamente nel 1929, durante il regime di Mussolini, l'accordo detto della "Conciliazione" fu raggiunto e i rapporti divennero normali.
 

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