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Fontana di Trevi
La spettacolosa Fontana di Trevi (o "Fontan di Trevi", nell'uso romano) è un atto di omaggio: fu infatti costruita nel
XVIII secolo dai papi per celebrare il ritorno a Roma dell' Acqua Vergine, il cui rinnovato afflusso rappresentò la condizione prima dello sviluppo dell'intera zona. La monumentale struttura della fontana ricopre e fa da "mostra" al castello finale della conduttura (l'origine del nome della fontana è incerta. Può riferirsi a un sito esistente presso la fonte dell'acquedotto, oppure a un trivio prossimo alla fontana.
Prima del gigantesco monumento attuale lo stesso scopo celebrativo era stato peraltro servito da altre fontane più modeste, nell'arco di quasi duecento anni. Già allora era nata la tradizione che associa questa fontana e quest'acqua alla nostalgia del visitatore, che si ripromette, alla vigilia della partenza, di ritornare appena possibile a Roma. Una prima versione si fondava sull'affermazione che, essendo l'Acqua Vergine tanto deliziosa, chiunque ne gustasse non poteva mancare di tornarla a bere di nuovo. Un elemento magico venne successivamente aggiunto: se si beveva l'acqua alla fontana sotto la luna piena, il ritorno a Roma era inevitabile.
Dopo la costruzione della presente fontana, e divenuta la stessa
un'essenziale tappa turistica, il rito della moneta gettata
nell'acqua prese il posto di quello dell'acqua bevuta sotto la luna, forse per geniale iniziativa di chi si riproponeva in un secondo tempo di rastrellare il fondo (attualmente la raccolta delle monete è riservata ufficialmente a istituti di beneficenza autorizzati). Ad ogni modo, la tradizione del lancio della moneta ha trovato poi imitazione in migliaia di fontane, fontanelle, piscine e altri specchi d'acqua in ogni parte del mondo. La scena intorno alla fontana è stata sempre animatissima. Ecco come Nathaniel Hawthorne, il romanziere americano, la descriveva nel 1858:
Durante il giorno difficilmente si trova a Roma una scena più vivace dì quella che si svolge nei paraggi della Fontana di Trevi; perché la piazza si riempie allora dei banchetti dei venditori di frutta e di castagne arrosto, di verdurai, di venditori di sigari e di molta altra gente i cui traffici piccoli e vagabondi si svolgono all'aria aperta. È inoltre affollata di bighelloni, che si sdraiano lungo le ringhiere di ferro, e di forestieri, qui per vedere la famosa fontana. E ancora, uomini con secchi, monelli con secchielli, ragazze con le loro anfore sulla testa, un quadretto antico come i vecchi tempi patriarcali. Perché l'acqua di Trevi è ricercata, per lungo e per largo, come la bevanda più fresca per le labbra sitibonde, la più piacevole da mescolare col vino, e la più sana da bere, nella sua purezza natìa, di qualunque altra al mondo.
Le attività che si svolgono oggi intorno alla fontana non sono troppo diverse. I caldarrostari, cioè i venditori di castagne, ci sono sempre; i "forestieri" e la ressa ci sono sempre, semmai moltiplicati per dieci; sostituite alla fanciulla con anfora una poliziotta a cavallo, in genere con un collega maschio e talvolta in alta uniforme, e le macchine fotografiche a secchi e secchielli, e l'impressione cumulativa non è molto dissimile da quella dei giorni di Hawthorne. Dopo aver girato un po' presso la fontana e dintorni, ciò che vi consentirà di vedere anche una bottega di fornaio vecchia di 350 anni e una farmacia che ne ha 500, entrambe ancora in pieno esercizio, nonché una chiesa che conserva curiosi tesori, vi allontanerete dalla folla brulicante e dalla cacofonia delle sue lingue per avviarvi, in breve percorso, verso la cima del vicino Quirinale, il più alto dei "sette colli" di Roma.
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