'Storia di Roma'Conquista della Dalmazia

 

- Conquista dell'Illiria (230-228 a.C.): nel 230 i Romani dovettero riprendere le armi per combattere gli abitanti dell'Illiria (Dalmazia), che compivano atti di pirateria nell'Adriatico. Inizialmente si cercò di trattare con la regina degli Illiri, mandando 2 ambasciatori romani, ma la regina ne uccise 1 e i Romani inviando una flotta di 200 navi, li sconfissero conquistando dopo il Tirreno anche l'Adriatico che divenne un mare romano.

Conquista della Gallia Cisalpina (225-222 a.C.): in questi anni Roma dovette anche sventare una nuova invasione dei Galli, che abitavano nella valle padana, e che invasero l'Italia centrale e puntavano su Roma. Ma il loro esercito fu vinto e distrutto nella battaglia di Talamone (225 a.C.). Successivamente i Romani decisero di conquistare la Gallia Cisalpina: i Galli Boi si arresero subito mentre gli Insubri chiesero aiuto ai Galli d'oltralpe ma persero a Clastidium (Casteggio) e i Romani guidati dal console Claudio Marcello, occuparono la loro capitale Mediolanium e così la Gallia Cisalpina divenne la terza provincia romana. - Seconda guerra punica (218-201 a.C.): causa della II guerra punica fu la conquista della Spagna da parte dei Cartaginesi, ma lo spunto venne dato da Annibale che assediò Sagunto, alleata di Roma. Perduto il controllo del Mediterraneo, i Cartaginesi cercavano nuovi sbocchi alla loro attività commerciale. Ricca di metalli preziosi e di ferro, coperta di pianure adatte alla coltivazione, la Spagna era diventata per i Cartaginesi un importante obiettivo di conquista. Qui essi fondarono la città di Nuova Cartagine (oggi Cartagèna). Anche in Spagna, però, Cartagine si trovò presto a dover fare i conti con Roma. Non si arrivò subito allo scontro. Nel 226 un trattato stabilì che il fiume Ebro dovesse segnare il confine trai territori controllati dalle 2 potenze. Quando tuttavia Annibale, figlio del generale Amilcare Barca, che aveva combattuto contro i Romani nella prima guerra punica, assunse il comando dell'esercito, la situazione precipitò. Annibale, nel 219, assediò ed espugnò Sagunto, che era alleata dei Romani. Roma chiese allora la consegna di Annibale come violatore della pace, ma ciò non avvenne e nel 218 iniziò la seconda guerra punica. guerra: conquistata Sagunto, Annibale portò la guerra in Italia, sperando di riuscire a sollevare le popolazioni italiche alleate di Roma. Egli organizzò quindi un poderoso esercito di oltre 30.000 uomini, dotati di 37 elefanti, attraversò la Spagna e la Gallia meridionale e varcò le Alpi. L'esercito cartaginese dilagò quindi nella pianura padana riuscendo a sollevare le tribù galliche. I Romani, colti di sorpresa (richiamarono in Italia i 2 consoli, Scipione e Longo, partiti alla volta di Spagna ed Africa), vennero battuti prima sul Ticino, poi sulla Trebbia (218 a.C.). Persa la Gallia Cisalpina, essi tentarono di organizzare un nuovo fronte di difesa, ma al lago Trasimeno subirono una nuova umiliante sconfitta (217 a.C.). La via di Roma, praticamente indifesa, si apriva davanti ai Cartaginesi. Tuttavia Annibale, benchè avesse la via libera, non marciò contro Roma, mas si diresse verso l'Italia meridionale per sollevare le popolazioni e ristabilire per via mare le comunicazioni con la madre patria. Tuttavia, mentre nell'Italia settentrionale le popolazioni galliche si erano schierate con Annibale, quelle italiche dell'Italia centrale (umbre ed etrusche) rimasero fedeli ai Romani i quali, per far fronte alla grave situazione, aveva intanto nominato un dittatore: Quinto Fabio Massimo. Questi evitò di affrontare Annibale in campo aperto, cercando invece di impedirgli i rifornimenti e di logorare l'esercito cartaginese con un estenuante guerriglia. Annibale fu così indotto ad avanzare nell'Italia meridionale, dove gli era più facile ottenere aiuti via mare da Cartagine. A lungo andare però la pur accorta tattica di Quinto Fabio Massimo, che gli era valsa il soprannome di Temporeggiatore, provocò le proteste delle popolazioni italiche, esposte alle scorrerie dell'esercito cartaginese, e di quei Romani che volevano una rapida soluzione del conflitto. Roma cercò allora la battaglia decisiva: i consoli successivi Marrone e Licio Paolo decisero di attaccare direttamente. Un esercito romano affrontò nel 216 a.C. a Canne, in Puglia, quello cartaginese, ma ancora una volta Annibale trionfò: egli riuscì ad accerchiare le legioni romane e ad annientarle. La battaglia di Canne aprì nuovamente ad Annibale la via di Roma, ma anche questa volta non lo fece. Rivincita romana: la notizia della sconfitta gettò lo sgomento tra i Romani e tra le popolazioni alleate. Alcune città come Capua, Taranto e Siracusa, passarono dalla parte dei Cartaginesi. Roma tuttavia seppe reagire e riorganizzò l'esercito, arruolando tutti i cittadini validi e promettendo la libertà agli schiavi che avevano partecipato alla lotta. Tornati alla tattica di guerriglia di Quinto Fabio Massimo, i Romani da un lato conquistarono, nel 211, Capua e Siracusa (che resistette per 2 anni grazie soprattutto alle geniali macchine inventate da Archimede), nel 209 fu ripresa anche Taranto e nel 210 Agrigento (Annibale fu così chiuso in Calabria); dall'altro, penetrarono in Spagna con un esercito che aveva il compito di togliere ai Cartaginesi ogni possibilità di ricevere rinforzi via terra. In Spagna nel 210 a.C. l'esercito romano, sotto la guida dei 2 Scipioni, fu sconfitto e gli stessi comandanti uccisi. Fu mandato allora Publio Cornelio Scipione, (l'Africano) il quale riuscì ad espugnare Cartagèna e conquistare tutta la penisola iberica. Nel frattempo però, nel 208, un esercito cartaginese guidato da Asdrubale, fratello di Annibale, era riuscito a penetrare dalla Spagna in Italia attraverso le Alpi e tentava di ricongiungersi con le truppe cartaginesi stanziate in Puglia. Ma nel 207 a.C., scontrandosi con i Romani,guidati dai consoli Nerone e Salinatore, sul fiume Metàuro, subì una dura sconfitta. Annibale si trovò così isolato. Anche ogni aiuto via mare da Cartagine gli era impedito dalla flotta romana. Per costringere Annibale a lasciare l'Italia, Roma decise allora di spostare la guerra in Africa, attaccando direttamente Cartagine. Eletto console nel 205, il giovane Publio Cornelio Scipione (chiamato l'Africano), nel 204, sbarcò così in Africa e riuscì a ottenere l'aiuto di Massinissa, re dei Numìdi, sino ad allora alleato di Cartagine. Cartagine, indifesa, fu costretta a chiedere una tregua e a richiamare dall'Italia Annibale con il suo esercito. Lo scontro tra Annibale e Scipione avvenne nella pianura di Narragarra, presso Zama nel 202 a.C.; la vittoria fu dei Romani. Pace: i Cartaginesi furono allora costretti a chiedere la pace (202), ma le condizioni di pace dettate da Roma furono durissime: Cartagine rinunciava alla Spagna (che nel 197 a.C. fu divisa in 2 province romane) e a tutte le proprie colonie (Malta, isole Baleari), consegnava ai Romani gran parte della flotta, riconosceva il regno di Massinissa loro alleato; inoltre si impegnava a non intraprendere guerre senza l'autorizzazione di Roma, e a versare una indennità di guerra. In tal modo Cartagine scompariva per sempre dal novero delle grandi potenze e Roma diventava la signora di tutto il bacino occidentale del Mediterraneo. Sconfitti i Cartaginesi, Roma completò la sua espansione nel bacino del Mediterraneo, strappando la Grecia ai Macedoni e respingendo un tentativo del re di Siria Antioco di riconquistarla. Più tardi i Romani sottomisero anche la Macedonia e distrussero Cartagine.

Conquiste romane tra la II e la III guerra punica (200-133): La vittoria sui Cartaginesi aveva posto il Mediterraneo occidentale sotto il dominio di Roma; il Mediterraneo orientale, invece, restava sotto il controllo delle monarchie ellenistiche di Macedonia, di Siria e d'Egitto, nate dalla divisione dell'impero di Alessandro Magno. Uno di questi Stati, la Macedonia, aveva stretto durante la seconda guerra punica un'alleanza con Annibale.

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