'Storia di Roma' La conquista del Mediterraneo

 

3.3. La conquista del Mediterraneo.

Cartagine e il suo governo: Cartagine, la grande rivale di Roma, era stata fondata nel IX sec. a.C. (814 a.C.) dai Fenici di Tiro. Essa, per la sua posizione centrale e per la sua attività commerciale, era riuscita ad affermarsi come grande potenza e il suo predominio marittimo si estendeva su tutto il bacino occidentale del Mediterraneo. Aveva un'intensa attività commerciale ma anche agricola. Come Roma anche Cartagine era una repubblica di tipo aristocratico, ma la classe dominante al contrario di quella romana (ricchi proprietari terrieri) era formata da commercianti e finanziari. A capo dello stato vi erano 2 magistrati annuali, detti Giudici, che esercitavano il potere esecutivo. Vi era poi un senato, composto dai rappresentanti delle più potenti famiglie, che ha potere legislativo. Vi era anche un consiglio di 30 uomini, che vigilava su tutta l'amministrazione dello stato. Vi era infine un'assemblea popolare, composta dai cittadini di un dato censo, che eleggeva i giudici, i membri del senato ed altre magistrature. Lo stato cartaginese fu tuttavia sempre politicamente e militarmente debole, sia perché Cartagine a differenza di Roma, non concesse mai i diritti di cittadinanza ai popoli vinti (per cui l'Africa fu facile preda degli invasori), sia perché i suoi cittadini non formarono mai un esercito veramente nazionale, ma preferirono assoldare milizie mercenarie. I Cartaginesi professavano una religione barbara e sanguinaria: essi veneravano il dio Moloch, rappresentato da un colosso di bronzo con la testa di toro, al quale, in particolari circostanze, sacrificavano vittime umane, anche fanciulli.

Cartagine e Roma: assoggettate le colonie greche dell'Italia meridionale, Roma si trovò a dover lottare per il dominio del Mediterraneo contro Cartagine, grande potenza marinara. All'inizio i rapporti tra Roma e Cartagine erano buoni e anzi le 2 città avevano stipulato sin dalla fine del VI sec. a.C. un trattato di navigazione e di commercio (ai tempi di Tarquinio il Superbo): con esso Cartagine permetteva ai romani di trafficare nel mar Tirreno e in Sicilia, mentre Roma riconosceva ai cartaginesi il diritto di trafficare con tutta la costa italica del Tirreno, e un trattato di alleanza militare durante la guerra contro Pirro (278 a.C.). In base a questi trattati, Cartagine si era impegnata a non intervenire in Italia e Roma a non commerciare coi paesi del Mediterraneo (cioè il reciproco riconoscimento dell'Italia come sfera esclusiva di Roma e della Sicilia come sfera esclusiva di Cartagine). Quando però Roma conquistò le città greche dell'Italia meridionale che, per un accordo con Cartagine, avevano libero transito nel Mediterraneo, automaticamente i trattati tra Roma e Cartagine si trovarono ad essere violati. Il conflitto tra Roma e Cartagine durò più di un secolo (264-146) e finì con la sconfitta e distruzione di Cartagine.

Prima guerra punica (264-241 a.C.): la scintilla del conflitto s'accese in Sicilia. La causa della prima guerra punica fu l'invito che nel 265 i Mamertini, una comunità di mercenari campani, padroni di Messina, rivolsero ai Cartaginesi, affinché intervenissero in loro aiuto contro Gerone, tiranno di Siracusa. Ma poi, i Mamertini, insofferenti del presidio cartaginese, pensarono di liberarsene rivolgendosi ai Romani, che inviarono un contingente militare. Nel 264 a.C. il console Appio Claudio occupò la città di Messina, allontanando il presidio cartaginese e determinando la rottura dell'alleanza con Cartagine e le guerre per l'egemonia sul Mediterraneo. Aveva inizio in tal modo la prima guerra punica che sarebbe durata 23 anni e sarebbe finita con la vittoria di Roma. la guerra: i Cartaginesi, cacciati da Messina, strinsero alleanza con Siracusa che, però, trattò subito la pace con Roma. Negli anni seguenti i Romani, partendo da Siracusa, conquistarono quasi tutte le città della Sicilia, tra le quali Agrigento (262), roccaforte cartaginese grazie alla quale mantenevano il contatto per mare con la madre patria. Tuttavia se gran parte della Sicilia era caduta in mano ai Romani, il mare attorno all'isola era controllato dalla potente flotta cartaginese. I Romani si resero conto che con una potente flotta avrebbero potuto tagliare le comunicazioni fra la Sicilia e Cartagine. Costruirono una grande flotta di 120 navi (100 quinqueremi, navi a 5 ordini di remi, e 20 triremi). Inoltre, poiché l'esercito romano non era abituato al combattimento sul mare, le navi furono munite di ponti mobili (detti corvi) che, agganciati alle navi nemiche, avrebbero permesso ai Romani di battersi come sulla terraferma. Fu così che nel 260 a.C. il primo scontro navale nelle acque di Milazzo fu vinta dalla flotta romana guidata dal console Caio Duilio. La vittoria di Milazzo non fu decisiva. Allora i Romani decisero di portare la guerra in territorio africano (combattendo così nel paese nemico). Nel 256 a.C. la flotta romana si scontrava, vincendo, con quella cartaginese presso il capo Ecnomio (oggi Capo Sant'Angelo, presso Licata). L'esercito romano sbarcò in Africa, da dove poteva minacciare direttamente Cartagine. Il console Attilio Règolo, dopo aver ottenuto buoni successi, respinse la richiesta nemica di pace, anzi pose condizioni durissime e del tutto inaccettabili. Così i Cartaginesi continuarono la guerra. Nel 255 i Cartaginesi guidati da Santippo vinsero a Tunisi e successivamente la flotta romana fu battuta presso il promontorio di Pechino, distrutta da una tempesta. La spedizione in Africa si risolse, così in un vero disastro. Si tornò quindi a combattere in Sicilia e nel 254 si riuscì ad occupare Panormo (Palermo). I Cartaginesi nel 250 tentarono invano di riprenderla e furono costretti a chiedere la pace che non ottennero. Molte città siciliane passarono allora a Roma e le forze cartaginesi si ritirarono nelle fortezze di Lilibeo e di Drepena (Trapani). Nel 242 a.C. l'armata romana, al comando del console Lutàzio Càtulo, occupò Drepena. La lotta si trascinò stancamente per altri anni finchè presso le isole Ègadi nel 241 a.C. fu combattuta la battaglia navale decisiva che si risolse in una vittoria romana. Pace: dopo questa sconfitta i Cartaginesi cedettero a Roma la Sicilia, si impegnarono a pagare in 10 anni, come risarcimento per le spese di guerra, una forte somma di denaro (indennità di guerra) e a non far guerra a tutti gli alleati di Roma. I Romani fecero della Sicilia la loro prima provincia, cioè il primo possedimento romano fuori dalla penisola, governata da un pretore mentre il controllo amministrativo viene affidato a un questore.

Conquiste romane tra la I e la II guerra punica (241-218 a. C.): in questo periodo i Romani affermano il loro predominio sul Mediterraneo occidentale, sul Tirreno e sull'Adriatico.

Conquista della Sardegna e della Corsica (238-235 a.C.): dopo la pace del 241 i rapporti fra Roma e Cartagine furono abbastanza distesi perché a Cartagine aveva preso piede il partito della pace capeggiato da Annone. Ma all'improvviso i mercenari che erano invece ben propensi a combattere per essere pagati si ribellarono e nello stesso anno scoppiò la guerra dei mercenari(241-239). I Cartaginesi combatterono contro di essi mettendo Amilcare Barca al comando e i Romani sentendosi minacciati accettarono l'invito, offerto loro dai mercenari ribelli di Sardegna, di combattere nell'isola nel 238. Allora anche i Cartaginesi mandarono una loro flotta e così Roma dichiarò la guerra che si concluse col pagamento di 1.200 talenti d'argento da parte dei Cartaginesi. Negli anni successivi alla fine della prima guerra punica Roma sottrasse ai Cartaginesi anche la Sardegna e la Corsica che, unite, costituirono la seconda provincia romana

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