'Fondazione di Roma'

 

Fondazione di Roma secondo la critica: in realtà Roma sorse a poco a poco tra il IX e il VII secolo a.C. dalla fusione di alcuni villaggi posti sui colli lungo la riva sinistra del Tevere. La vasta pianura del Lazio (da latus = lago), fertile, ma periva di confine naturali, era esposta agli attacchi dei nemici, i suoi abitanti preferirono quindi risiedere in luoghi elevati, più facili da difendere e lontane dalle vallate interne, spesso paludose e malsane. Gran parte dei centri abitati dai Latini, una delle stirpi italiche stanziate nel Lazio, sorse sui Colli Albani: Tuscolo, Ariccia, Alba Longa. Questi villaggi si raccolsero in una confederazione di carattere religioso, la lega latina, che aveva il suo centro sul monte Albano, dove sorgeva il tempio di Giove Laziale. Qui ogni anno si riunivano i rappresentanti dei villaggi latini e sacrificavano al dio un toro bianco. Alcuni di questi Latini si erano stabiliti anche sui Colli Tiberini che fiancheggiavano il basso corso del fiume Tevere. In particolare sul Palatino era sorto il primo di quei villaggi che poi avrebbe formato la città di Roma. Durante l'VII e il VI secolo il villaggio del Palatino si fuse (unì con vincolo federale) con la comunità degli altri colli: l'Esquilino, il Celio, il Viminale, il Quirinale, il Capitolino e, infine, l'Aventino. I villaggi furono spinti a darsi un'organizzazione unitaria anche per difendersi dalla pressione esercitata a nord dagli Etruschi e a sud dalle colonie greche. È incerto quando la città abbia assunto il nome di Roma, ed incerta ne è l'etimologia. La città fin dalle origini, ebbe importanza: a. strategica, come fortezza di confine verso gli Etruschi, b. economica, come posto commerciale fra il mare e il centro della penisola.

2.2. I re di Roma (753-509 a.C.). Secondo la tradizione Roma, nei primi 2 secoli della sua storia, fu governata da 7 re. Le figure di questi sovrani sono leggendarie e così pure le imprese ad essi attribuite. I primi re che si succedettero sul trono di Roma furono alternativamente scelti tra i Latini e i Sabini. 1. Romolo: il primo re di Roma provvide, prima di tutto, a popolare la città, offrendo asilo a tutti coloro che cercavano un rifugio, perché banditi o esuli dalla loro patria. Mancavano però le donne e Romolo ricorse all'astuzia: bandì grandi feste in onore del dio Conso e vi invitò tutti i popoli vicini; ma mentre questi erano intenti agli spettacoli, i giovani romani rapirono le fanciulle intervenute, senza che i parenti, colti alla sprovvista, potessero difenderle. Fra di esse particolarmente numerose erano le Sabine (ratto delle Sabine). In seguito a questo episodio scoppiò una guerra fra i Romani e Sabini, terminata con la conciliazione e l'unione dei due popoli, sui quali regnarono uniti Romolo ed il re dei Sabini, Tito Tazio. Fu stabilito che i Romani e i Sabini formassero un solo popolo col nome di Quirìti, cioè "armati di lancia" (dal vocabolo quiris, lancia) e che i Romani continuassero ad abitare sul Palatino e i Sabini occupassero il Quirinale. Morto Tito Tazio, Romolo rimase solo sovrano e dette a Roma le prime leggi e le istituzioni fondamentali. Improvvisamente Romolo scomparve: figlio di un dio, il fondatore di Roma fu assunto fra gli dei ed i Romani lo venerarono da allora in poi, come il loro nume tutelare col nome di Quirino.

2. Numa Pompilio: sabino, re pacifico. Viene ricordato dalla tradizione come l'ordinatore della regione romana, egli edificò templi, fra cui quello di Giano, le porte del quale si tenevano aperte in tempo di guerra, e chiuse in tempo di pace; istituì feste religiose e istituì alcuni collegi religiosi fra cui quello: . dei pontefici, che controllavano e governavano il culto religioso pubblico e privato, avevano inoltre a capo il pontefice massimo a cui spettava di ordinare il calendario, compilare gli annali, ecc.; (fissò il numero dei sacerdoti, a capo dei quali pose il Pontefice Massimo). . dei flàmini, che erano addetti al culto di Giove, di Marte e di Quirino; . degli àuguri, che interpretavano la volontà degli dèi, osservando il volo, il canto e il modo di mangiare degli uccelli; . degli aruspici, che interpretavano la volontà degli dèi, scrutando le viscere degli animali; . dei vestali, addetti al tempio di Vesta e dovevano mantener sempre vivo il fuoco sacro, simbolo della vita dello stato; . dei salii, che erano addetti al culto di Marte

3. Tullo Ostilio: latino, re guerriero. Sotto il quale fu combattuta la guerra contro Alba Longa, la città più potente del Lazio, a capo della lega latina, che venne distrutta. Questo conflitto fu deciso da un combattimento fra 3 guerrieri romani (i fratelli Orazi) e 3 guerrieri albani (i fratelli Curiazi). Due degli Orazi perirono, ma il terzo riuscì ad uccidere i 3 Curiazi, che erano rimasti feriti; la vittoria fu così dei Romani, che distrussero Alba e ne trasferirono gli abitanti nella propria città, a Roma, sul monte Celio. Roma si mise a capo della lega latina..

4. Anco Marcio: sabino. Si distinse in guerra ma anche nelle opere di pace. Vinse i Latini, ordinando di trasportare gli abitanti a Roma, dove assegnò loro per dimore il monte Aventino. Ingrandì Roma, includendovi altri colli, e costruì una fortezza sul Gianicolo. Egli aveva congiunto, per la prima volta, le 2 rive del Tevere, con un ponte di legno. Alla foce del fiume Tevere, in territorio da lui conquistato, fondò la prima colonia romana, a cui diede il nome di Ostia, che significa appunto "le bocche del fiume". Alla fine dell'VII secolo Roma cadde sotto il predominio etrusco.

5. Tarquinio Prisco (cioè primo): etrusco, già consigliere di Anco Mancio. Ad egli il re morendo lasciò la tutela dei suoi 3 figli, ancora giovanissimi. Usurpando i loro diritti, T. si fece proclamare re. Vinse nuovamente i Latini, che si erano ribellati; sottomise i Sabini, che minacciavano Roma, estese il suo dominio sugli Etruschi, occupando gran parte del loro territorio. Ingrandì il senato di altri 100 membri e aprì il Lazio all'influenza delle civiltà etrusca e greca. Ma soprattutto furono notevoli le opere pubbliche che egli compì: prosciugò la zone più bassa della città con dei condotti, o cloache, che si riunivano in un canale, detto Cloaca massima; edificò il Circo Massimo, tra il Palatino e l'Aventino, dove si svolgevano le corse dei cavalli ed i giochi pubblici; creò il Foro, la piazza principale di Roma, per le pubbliche relazioni; il Tempio di Giove sul Campidoglio. I figli di Anco Marcio, divenuti adulti, uccisero l'usurpatore, sperando di riacquistare il trono, ma la loro speranza fu delusa, perché la moglie di Tarquinio, Tanaquilla, riuscì a porre sul trono una persona di sua fiducia, il figlio di una sua ancella, Servio Tullio.

6. Servio Tullio: etrusco, fece sì che la plebe potesse partecipare alla vita pubblica. È ricordato come il più grande dei 7 re per la riforma costituzionale che egli avrebbe dato allo Stato: egli suddivise in distretti tutto il territorio dello Stato e gli abitanti di ciascun distretto vennero divisi secondo le ricchezze e non più secondo le stirpi. A Servio Tullio si attribuisce anche la costruzione delle mura che cinsero i 7 colli (Palatino, Capitolino, Quirinale, Viminale, Esquilino, Celio, Aventino), sui quali sorgeva Roma, che rimasero salda difesa della città fino all'età imperiale. Nella zona paludosa del foro furono eseguite opere di bonifica e si iniziò la costruzione di nuovi templi, per decorarli vennero chiamati i più famosi artisti etruschi.

7. Tarquinio il Superbo: etrusco e ultimo re di Roma. Figlio di Tarquinio Prisco e genero di Servio, lo uccise per occuparne il trono. Fu chiamato "il Superbo" per i suoi modi sprezzanti e per la durezza nel governare. Introdusse in Roma i greci libri sibillini, che si dovevano consultare nelle circostanze difficili dello stato. Sostenne varie guerre vittoriose con i popoli vicini (Volsci, Rùtuli), ma odiato da tutti per le sue prepotenze, venne cacciato dal trono da una ribellione popolare nel 509 a.C. Da allora in poi Roma si resse con ordinamenti repubblicani. Una sufficiente base storica hanno gli ultimi 3 re e le opere loro attribuite. È certo infatti che nel VII e nel VI secolo a.C. la potenza etrusca, nel pieno del suo vigore, si fece sentire anche a Roma, dove appunto il governo della città era controllato dagli Etruschi attraverso loro principi o comunque uomini politici a loro favorevoli. I Romani sotto l'influsso della civiltà dell'oltre Tevere, impararono a scrivere, a bonificare le paludi, a lavorare il legno e il ferro, a sperimentare nuove tecniche edilizie, a esercitare nuove pratiche religiose.

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