'Storia di Roma'

 

- Anarchia militare (68-69 d.C.): dopo la morte di Nerone si ebbe un anno di anarchia militare. La crisi del 68-69 vide l'avvicendarsi di ben 4 imperatori (Galba, Otone, Vitellio e Vespasiano). Alla morte di Nerone, il senato proclamò imperatore Servio Sulpicio Galba, di 72 anni. Egli regnò solo 7 mesi, perché i pretoriani lo uccisero ed elessero in sua vece Marco Salvio Otone, governatore della Lusitania, mentre le legioni della Germania acclamavano sovrano il loro comandante Aulo Vitellio. I 2 imperatori vennero a guerra fra di loro: lo scontro si ebbe a Bedriàco, presso Cremona, e e si concluse con la vittoria di Vitellio. Questi entrato in Roma, licenziò i pretoriani e, diventato imperatore, impiegò la maggior parte del suo tempo in gozzoviglie. Il regno di Vitellio fu brevissimo, perché le legioni dell'Egitto acclamarono imperatore il loro comandante: Tito Flavio Vespasiano, comandante delle legioni che combattevano contro i Giudei.

4.3. Gli imperatori della casa Flavia (69-96 d.C.).

Successione per ereditarietà: gli imperatori della casa Flavia (Vespasiano, Tito, Domiziano) ripristinarono il sistema dinastico ereditario della casa Giulio-Claudia. Con Vespasiano ha inizio la dinastia Flavia. - Vespasiano (69-79d.C.): uomo integro, di origine plebea, diede un buona amministrazione all'impero. Riprendendo la politica di Augusto volle conciliare il principato con la libertà senatoria. La politica di Vespasiano si fondò sulla collaborazione con l'aristocrazia senatoria nel governo. Concesse il diritto di cittadinanza romana a tutta la Spagna, ammettendo nel senato cittadini di queste province.Si occupò poi delle finanze pubbliche: soppresse molte spese inutili; ridusse le spese della corte e del governo, ecc. In politica estera portò a termine, affidandola al figlio Tito, la guerra giudaica (contro i Giudei): nel 70 d.C., Tito entrò in Gerusalemme e distrusse il Tempio della città santa, che venne incendiato. Da ricordare inoltre le opere pubbliche fra le quali la costruzione e la riparazione di strade per migliorare le comunicazioni; l'Anfiteatro Flavio (Colosseo), che, iniziato da Vespasiano, fu poi portato a termine dal figlio Tito. Vespasiano morì nel 79, dopo aver regnato 10 anni.

Tito (79-81 d.C.): Vespasiano scelse come suo successore il figlio Tito, che governò con saggezza. Durante il suo breve regno vi fu una terribile eruzione del Vesuvio che distrusse le fiorenti città di Pompei, Ercolano e Stabia (79 d.C.). Tito morì dopo soli 2 anni di regno. La sua successione fu raccolta dal fratello.

Domiziano (81-96 d.C.): a Tito successe il fratello Domiziano, che per la sua crudeltà venne soprannominato il Calvo Nerone. Egli volle affermare la supremazia del principato sulla libertà senatoria. Egli amò essere considerato esplicitamente padrone dell'impero e si fece chiamare dominus et deus (Signore e Dio). Inoltre intraprese una seconda persecuzione contro i cristiani, inferendo così contro giudei e cristiani. Durante il suo regno il dominio in Britannia venne esteso verso la Scozia. Vanno ricordate le guerre contro la popolazione germanica dei Catti e contro i Daci. (con i Daci Domiziano fu costretto a riconoscere l'indipendenza della Dacia). La morte di Domiziano, avvenuta nel 96, all'età di 45 anni, ucciso da una congiura ordita dalla ex moglie Domizia, segnò la fine della dinastia.

4.4. L'età degli Antonini (96-192 d.C.). Con il nome di Antonini (da Antonio, uno di essi) si considera per tradizione una successione di imperatori, tra i più importanti nella storia dell'impero.

Successione per adozione: l'uccisione di Domiziano segna un momento importante nella storia dell'impero, perché tutti gli imperatori della casa Giulio-Claudia (Tiberio, Caligola, Claudio, Nerone) e della casa Flavia (Vespasiano, Tito, Domiziano), nel susseguirsi l'un l'altro seguirono un tipo di sistema ereditario, che fu spezzato dalla casa degli Antonini che invece di scegliere i figli o i parenti prossimi, scelsero il migliore secondo il sistema dell'adozione, cioè secondo il principio della scelta del migliore. L'imperatore regnante sceglieva come successore, non una persona a lui unita da vincoli di sangue, ma un uomo particolarmente degno e accetto al senato, e lo adottava come figlio: il senato poi gli avrebbe conferito i poteri imperiali. Il sistema per adozione assicurò al mondo romano quasi un secolo di pace.

Marco Cocceio Nerva (96-98 d.C.): Alla morte di Domiziano il senato impose nuovamente la sua autorità ed elesse imperatore Coccèio Nerva, un uomo di 70 anni. Egli riuscì a conciliare la libertà del senato con il principato. Alleggerì i tributi nei confronti della piccola borghesia; abolì le leggi di lesa maestà (per primo Claudio le abolì, le istituì Tiberio); fece cessare le persecuzioni contro i Cristiani, ecc. Poco prima di morire adottò un valoroso generale Traiano che gli successe come imperatore.

Marco Ulpio Traiano (98-117 d.C.): successore di Nerva, fu il primo imperatore romano di origine italica; egli proveniva dalla provincia di Spagna. Valoroso generale, Traiano meritò il titolo di optimus princeps (ottimo principe), conferitogli dal senato. Continuando la politica di Nerva, volle conciliare il principato con la libertà senatoria. Ma pur rispettando i diritti del senato, ammise in esso molti cittadini delle province, così come in precedenza avevano fatto Claudio e Vespasiano. Infatti nel 41 Claudio concesse la cittadinanza romana agli abitanti della Gallia Transalpina, concedendo loro di entrare nel senato per rompere la cerchia di interessi formatosi intorno al senato in opposizione al principato. Anche Vespasiano nel 69 concesse la cittadinanza alla Spagna permettendo ai provinciali di entrare in senato. La sua attività all'interno fu volta soprattutto a risollevare le condizioni economiche dell'Italia; a sanare l'agricoltura, a costruire strade, acquedotti e grandiose opere di interesse pubblico. Arricchì infatti Roma di opere come il Foro Traiano. Egli bandì una nuova persecuzione contro i Cristiani. Con una serie di fortunate spedizioni militari Traiano estese i confini dell'impero, che raggiunse la sua massima espansione: la Dacia (Romania) fu ridotta a provincia romana e rapidamente colonizzata. - Elio Adriano (117-138 d.C.): Troiano adottò come erede Adriano, anch'egli di origine spagnola, governatore della Siria, che divenne imperatore nel 117. Adriano volle affermare la supremazia del principato sulla libertà del senato: rafforzò il consilium principis, istituito da Augusto, che divenne un organo normale dell'amministrazione dello Stato ed ebbe il compito di assistere il sovrano nell'opera di governo. Adriano portò a compimento un vasto programma di riordinamento dell'impero; egli compì lunghi viaggi attraverso le province, con il proposito di conoscerne i problemi e le necessità. Adornò Roma di grandiose costruzioni fra le quali il Mausoleo di Adriano (Castel S. Angelo). Con lui non vi saranno più guerre di conquista: egli infatti si limitò ad assicurarsi i confini dell'impero. Pertanto abbandonò la guerra contro i Parti venendo ad un accordo con essi. Il suo fu quindi un regno di pace, tuttavia negli ultimi anni scoppiò una nuova rivolta dei Giudei in Palestina (132), che diede origine a una nuova repressione da parte di Roma. La rivolta fu domata dopo 3 anni, e gli Ebrei furono allontanati dalla città senza più potervi ritornare. -

ntonino Pio (138-161 d.C.): assicura un periodo di pace e di prosperità. Egli si mostrò tollerante verso i cristiani, pur avversati come nemici dello Stato. Per il suo zelo nel voler rinnovare i culti religiosi di Roma, passò ala storia con il soprannome di Pio e il popolo lo definì padre del genere umano. Egli dettò molte leggi a favore degli schiavi e degli orfani. Morì nel 161 a 73 anni.

Marco Aurelio (161-180 d.C.): nel 161, l'impero passò a Marco Aurelio. Egli mostrò grande rispetto verso il senato, ispirò il suo governo a principi di bontà e di giustizia: istituì per gli orfani un pretore speciale per vigilare sui tutori; vietò la vendita degli schiavi destinati alle lotte nel circo, favorì l'emancipazione degli schiavi. Durante il suo regno si aggravò la minaccia ai confini, e quindi Marco Aurelio fu occupato in operazioni militari: contro i Parti (161-166), cui riuscì a strappare parte della Mesopotamia riannettendola all'impero, e soprattutto contro i Quadi ed i Marcomanni, popolazioni germaniche, che, varcando le Alpi, erano penetrate nei territori dell'impero giungendo fino ad Aquileia. La guerra ebbe 3 fasi: 1. nella prima fase (167-169), avendo le popolazioni germaniche invaso la Pannonia, Marco Aurelio riuscì a ricacciare i barbari nel loro paese. 2. nella seconda fase (172-175), avendo i Marcomanni invaso nuovamente la Pannonia e le province danubiane, Marco Aurelio costrinse i nemici a chiedere la pace e li costrinse a 6 miglia al di là del Danubio. 3. nella terza fase (178-180), avendo i Marcomanni iniziato a fare scorrerie nel territorio romano, Marco Aurelio, accompagnato dal figlio Commodo, riuscì a debellare i nemici.

Commodo (180-192 d.C.): Marco Aurelio, rinunciando al sistema dell'adozione, lasciò il regno al 19enne figlio Commodo, uno dei più depravati tiranni, rinnovando le follie e le crudeltà di Caligola, di Nerone e dei Domiziano. Sorsero contro l'imperatore diverse congiure, che fallirono, però, l'una dopo l'altra, finchè una congiura nel 193 riuscì ad uccidere il tiranno.

Anarchia militare (193 d.C.): dopo la morte di Commodo vi fu un periodo di anarchia militare in cui nuovamente ogni esercito eleggeva un suo imperatore. Così dopo alterne vicende Settimio Severo, valoroso soldato, diviene imperatore marciando su Roma e sconfiggendo i suoi rivali (Albino, Nigro). Alla morte di Commodo, i pretoriani acclamarono imperatore il senatore Pertinace, ma poi, dopo solo 3 mesi di regno, i pretoriani lo uccisero e misero l'impero all'incanto. Si ebbe pertanto la vendita all'asta dell'impero. Tra i vari pretendenti i pretoriani scelsero Didio Giuliano, ma la sua elezione suscitò il malumore nelle province. Sorsero allora altri 3 pretendenti: Albino, comandante le truppe di presidio in Britannia; Nigro, legato della Siria e Settimio Severo, che si trovava alla testa delle legioni in Pannonia. Severo marciò rapidamente su Roma occupandola, mentre Giuliano veniva ucciso. Proclamato quindi imperatore, si rivolse contro gli altri 2 pretendenti al trono e li sconfisse.

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