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- Riforme amministrative: Augusto divise Roma in 14 rioni (regioni), che a loro volta furono divise in vie (vici).
A) Roma fu governata dai seguenti magistrati:
1. prefetto della città, scelto tra i senatori, che doveva provvedere all'ordine pubblico;
2. prefetto dei vigili, scelto tra i cavalieri, incaricato della vigilanza notturna e dello spegnimento (estinzione) degli incendi;
3. prefetto dell'annona, scelto tra i cavalieri, incaricato dell'approvvigionamento del grano e in genere di approvvigionare la città.
B) L'Italia, che già dal tempo del secondo triumvirato comprendeva la Gallia Cisalpina, che abbracciava tutta la penisola fino alle Alpi, fu divisa da Augusto in 11 regioni:
I Lazio e Campania; II Apulia e Calabria (penisola Salentina); III Lucania e Bruzio (Calabria); IV Sannio (Abruzzo); V Piceno (Marche); VI Umbria; VII Etruria; VIII Emilia (Emilia e Romagna);IX Liguria; X Venezia; XI Transpadana (Piemonte e Lombardia).
Ognuna di queste regioni era governata da un magistrato, che rappresentava il governo centrale di Roma. Le città conservavano i loro governi municipali e i magistrati locali.
C) una delle riforme più importanti fu la divisione delle province divise in:
1. le province senatorie, che erano quele pacifiche e erano amministrate dal senato ed erano rette dai proconsoli. Province senatorie furono la Sicilia, la Sardegna, la Macedonia, l'Africa;
2. le province imperiali, esse erano amministraste direttamente dall'imperatore per mezzo dei suoi rappresentanti (i legati di Augusto), i legati Augusti propretore, con funzioni amministrative e militari. Province imperiali furono la Siria, le Gallie.
Riforme finanziarie: Augusto riordinò anche l'amministrazione finanziaria: aumentò le entrate dello Stato mediante la compilazione del catasto, cioè l'elenco di tutte le proprietà immobiliari dell'impero soggette a tasse, ed il censimento di tutti gli abitanti dell'Impero. Stabilì poi 2 tesori:
1. quello dello Stato (erario), amministrato dal senato, che riceveva le rendite delle province senatorie, che dovevano servire alle spese dell'amministrazione civile; e
2. quello imperiale (fisco) che era una specie di cassa privata dell'imperatore, indipendente da quello dello Stato: esso riceveva le rendite delle province imperiali, che dovevano servire al mantenimento degli eserciti e delle flotte.
Riforme militari: Augusto portò anche mutamenti nell'organizzazione dell'esercito: trasformò invece l'esercito in una milizia permanente e addestrata, formato in gran parte da volontari, e distribuì le legioni, ridotte a 25, nelle province di confine, quelle in cui la loro presenza era continuamente necessaria per la protezione e la difesa dell'impero.
Per la difesa della persona dell'imperatore, Augusto creò una nuova milizia, i pretoriani, comandati da un prefetto del pretorio, scelto tra i rappresentanti dell'ordine equestre.
Riforme religiose e morali: convinto che la religione è assolutamente necessaria alla vita e ala prosperità di un popolo, cercò di far rifiorire l'antico culto, restaurando vecchi templi e innalzandone di nuovi. Augusto cercò di rafforzare l'istituto della famiglia. Emanò una serie di disposizioni, con le quali si stabiliva l'obbligo del matrimonio per tutti i cittadini; la concessione di privilegi ai padri di numerosa prole; una tassa sui celibi.
Politica estera di Augusto: Pur sviluppando una politica di pace Augusto fu costretto, per garantirla, a consolidare i confini dello Stato romano. Egli rafforzò i confini settentrionali, assoggettando la Rezia, il Norico, la Panninia e la Mesia ed estendendo quindi l'impero sino al Danubio. Non riuscì invece la conquista dei territori posti sulla destra del Reno.
Ma il confine meno sicuro dell'impero era da tempo la frontiera orientale. Augusto nel 22 si recò in Oriente per risolvere la guerra contro i Parti, ma ritenne più opportuno venire a un compromesso con essi e ottenendo che i Parti riconoscessero la supremazia di Roma. Augusto riordinò anche i territori della Palestina, dove la Giudea, già stato vassallo di Roma, divenne nel 6 d.C. provincia romana.
morte di Augusto: nel 14 d.C. Augusto morì Nola, in Campania, dopo 44 anni di regno, all'età di 76 anni. Il corpo trasportato a Roma, fu arso nel Campo Marzio. Il senato riconobbe a Tiberio la stessa autorità e gli stessi poteri che il suo grande patrigno aveva esercitati.
4.2. Gli imperatori della casa Giulio - Claudia (14-68 d.C.).
- uccessione per ereditarietà: alla morte di Augusto nel 14 d.C., a 76 anni, gli succedette il figliastro Tiberio, che prese il potere all'età di 56 anni. A lui passò l'imperium proconsolare, che metteva nelle sue mani l'esercito, e la potestà tribunizia, con cui poteva dominare il senato, in modo che alla sua morte avrebbe potuto facilmente, con l'appoggio dell'esercito, imporre, la propria volontà al senato.
Tiberio (14-37 d.C.): Tiberio, in politica interna seguì scrupolosamente la linea segnata da Augusto; infatti cercò sempre di conciliare il principato con la libertà senatoria.
In politica estera, Tiberio preferì adottare una politica di pace. Pertanto venne evitata ogni estensione dei confini. Egli seppe mantenere l'ordine e difese validamente i confini.Egli incaricò il nipote Germanico, figlio del fratello Druso, di riprendere la guerra contro i Germani, per restaurare il prestigio di Roma. Successivamente inviò Germanico in Oriente dove si temeva una nuova guerra contro i Parti. Anche in Asia Germanico ottenne successi politici e militari, ma morì improvvisamente, a 34 anni, ad Antiochia (19 d.C.).
Caligola (37-41 d.C.): morto Tiberio nel 37 d.C., per decisione del senato fu nominato imperatore Gaio Cesare, figlio di Germanico, detto Caligola, dal nome della calzatura militare (caliga) che soleva portare fin da fanciullo, quando viveva fra i soldati al Quartier Generale di suo padre. Dopo un breve periodo di saggio governo, egli, a causa di una malattia mentale, divenne crudele e sanguinario. Egli propose in maniera ossessionante il culto dell'imperatore, non solo dopo la morte, ma mentre era ancora in vita. Fece diffondere in Roma culti ed usanze orientali come il matrimonio fra parenti (egli sposò sua sorella).
Claudio (41-54 d.C.): Caligola fu assassinato nel 41 d.C., dopo soli 4 anni di regno, e gli succedette Claudio, fratello di Germanico e zio di Caligola, nipote di Tiberio. Egli si dimostrò imperatore equilibrato e capace. Egli volle conciliare il principato con la libertà senatoria. Ma pur rispettando i diritti del senato, Claudio concesse il diritto di cittadinanza romana a molti abitanti della Gallia Transalpina, ammettendo nel senato alcuni cittadini di questa provincia. (poi anche Vespasiano e Troiano faranno lo stesso, ammettendo al senato i provinciali).
Creò inoltre una burocrazia di liberti imperiali, veri e propri ministri per l'amministrazione dei beni e degli interessi imperiali.
Inoltre Claudio fece costruire un superbo acquedotto; ampliò il porto di Ostia; prosciugò una parte del lago Fucino.
In politica estera conquistò la Britannia (43 d.C.); in Africa occupò la Mauritania (Marocco), divenuta in seguito provincia romana, divisa in 2 province. Morì nel 54 d.C., probabilmente avvelenato dalla moglie Agrippina, sorella di Caligola e nipote quindi dello stesso Claudio, che, con l'aiuto dei pretoriani, riuscì ad imporre come erede Nerone, figlio di un suo precedente matrimonio.
Nerone (54-58 d.C.): salito al trono all'età di 17 anni. Governò inizialmente sotto la diretta influenza della madre e con il consiglio del filosofo Seneca e di Burro, prefetto del pretorio. Ma ben presto la sua personalità emersecon violenza, e il regno fu caratterizzato da un grande sperpero finanziario, a favore di spettacoli, giochi e feste e dalla crudeltà del sovrano, che uccise la madre, la prima moglie Ottavia e anche la seconda moglie Poppea.
Nel 64, durante il suo regno, scoppiò a Roma un terribile incendio che distrusse gran parte della città, e si disse, probabilmente a torto, che egli stesso lo aveva a provocato, per ricostruire la città tutta nuova e chiamarla Neronia. Per allontanare da sé ogni sospetto, Nerone rivolse l'accusa contro i seguaci della nuova religione cristiana e ne mise a morte molti: fu questa la prima persecuzione che lo Stato romano attuò contro i cristiani.
Il malcontento a Roma aumentò e si organizzò una congiura contro di lui, ma i congiurati, fra cui anche Seneca, furono uccisi. Malvisto dal senato e dall'esercito, minacciato da movimenti insurrezionali, abbandonato da tutti, nel 68 d.C., Nerone si fece uccidere da uno schiavo.
In politica estera Nerone dovette affrontare alcune guerre:
contro i Parti (53-63);
contro Britanni (59-60)
contro gli Ebrei (66): Nerone vi inviò Vespasiano, il futuro imperatore, che riuscì a riconquistare tutto il paese.
continua...
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