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3.8. L'età di Antonio e di Ottaviano (43-29 a.C.).
Marco Antonio, padrone di Roma (43 a.C.): dopo l'uccisione di Cesare, Roma ricadde nelle guerre civili. Durante i funerali, dopo la lettura del testamento di Cesare, in cui il dittatore lasciava erede il popolo di una parte dei suoi beni, Marco Antonio, uno dei più fidati collaboratori di Cesare, seppe suscitare contro i congiurati un'indignazione popolare, che li costrinse a fuggire in Oriente.
Ottaviano, padrone di Roma (43 a.C.): nel testamento Cesare nominava suo Gaio Ottavio, un giovane di 18 anni, pronipote e figlio adottivo di Cesare, che assunse il nome di Gaio Giulio Cesare Ottaviano. Antonio cercò di imporre la propria volontà nell'assegnazione delle province: x questo gli fu dichiarata guerra e venne mandato contro proprio Ottaviano, che lo sconfisse presso Modena (43 a.C.). Antonio si rifugiò nella Gallia Narbonese, dove si unì col suo amico Lepido, governatore di quella provincia.
Ottaviano chiese allora il consolato e al rifiuto del Senato, egli marciò su Roma e si fece proclamare console dal popolo. Revocò il decreto di bando contro Antonio e Lepido e istituì un tribunale contro gli uccisori di Cesare, che vennero dichiarati nemici pubblici e condannati in esilio.
Secondo triumvirato (43 a.C.): nel 43 a.C., Antonio, Ottaviano e Lepido formarono un triumvirato, per la durata di 5 anni, con lo scopo di riordinare la Repubblica. Non si trattò di un accordo privato come il primo, ma fu riconosciuto ufficialmente come una magistratura al di sopra di tutte le altre. I triumviri si spartirono x 5 anni il governo delle provincie tenedo in comune Roma e l'Italia:
a Ottaviano furono assegnate l'Africa e la Sicilia;
a Antonio le Gallie, ad eccezione della Narbonese,
a Lepido la Gallia Narbonese e la Spagna.
Per liberarsi degli avversari politici, i nuovi triumviri fecero ricorso alle liste di proscrizione, nelle quali ciascuno di loro iscrisse, affinché fossero messi a morte, gli assassini di Cesare e i propri nemici personali. Una delle prime vittime fu Marco Tullio Cicerone il quale aveva attaccato violentemente Antonio con le sue orazioni, chiamate Filippiche.
Battaglia di Filippi (42 a.C.): i triumviri infine pensarono a eliminare Bruto e Cassio, gli uccisori di Cesare. Nel 42 a.C. a Filippi Ottaviano ed Antonio vendicarono la morte di Cesare: Bruto e Cassio, sconfitti, si uccisero.
Dopo la battaglia di Filippi, Ottaviano rientrò in Italia per distribuire le terre ai veterani di 18 città italiane; mentre Antonio restò in Oriente, col compito di pacificare questa parte dell'impero.
Ottaviano in Italia (41-35): Ottaviano, rientrato in Italia, distribuì ai veterani le terre di 18 tra le più fiorenti città d'Italia. Ma nel 41, il fratello di Antonio, Lucio Antonio, e la moglie di Antonio, Fulvia, provocarono una guerra civile, che prese il nome di guerra di Perugia, che ebbe fine con la resa di Lucio Antonio.
Antonio, che si trovava in Oriente, accorse con una flotta a Brindisi per vendicare i suoi amici, ma i 2 triumviri si riconciliarono. Nel 40 a.C., si ebbe la cosiddetta pace di Brindisi, in cui si divisero il territorio dello Stato: Antonio ebbe l'Oriente, Ottaviano l'Occidente e Lepido l'Africa. La pace fu suggellata dal matrimonio tra Antonio, rimasto vedovo di Fulvia, e Ottavia, sorella di Ottaviano.
Ottaviano intraprese la lotta contro Sesto Pompeo che si era impadronito della Sicilia, della Sardegna e della Corsica. Ottaviano lo confisse a Naulòco (36 a.C.), in Sicilia, ma Pompeo fuggito in Oriente con poche navi fu poi ucciso a Mileto (35).
Inoltre Ottaviano venne ben presto in conflitto con Lepido, il quale si voleva impossessare della Sicilia, ma Ottaviano riuscì a spogliare del titolo di triumviro, divenendo padrone di tutto l'Occidente. Il triumvirato era così sciolto: rimanevano Antonio in Oriente e Ottaviano in Occidente.
Antonio in Oriente (41-32 a.C.): Antonio in Oriente riprese la guerra contro i Parti, ma l'impresa si concluse con un fallimento. Ritiratosi ad Alessandria, dopo aver ripudiato la moglie Ottavia, sposava Cleopatra, che Cesare aveva messo sul trono d'Egitto, e le donava gran parte delle province e degli Stati vassalli di Roma.
Questo matrimonio segnò l'inizio della rottura con Roma: Ottaviano fece apparire Antonio come un traditore della patria. Anzitutto lo privò del suo potere di triumviro, quindi si fece conferire dal senato poteri straordinari e dichiarò guerra all'Egitto (32 a.C.).
battaglia di Azio (31 a.C.): nel 31 a.C., le 2 flotte nemiche si affrontarono presso il promontorio di Azio, in Grecia, in cui Cleopatra e Antonio furono sconfitti. Inseguiti da Ottaviano in Egitto, entrambi si diedero alla morte. Ottaviano divenne il solo padrone dell'impero romano. L'Egitto venne aggregato all'impero romano come possesso personale di Ottaviano.
Ormai la repubblica era finita e incominciava quella monarchica che prese il nome di impero.
4. L'impero.
4.1.
Augusto e la fondazione dell'impero (29 a.C. - 14 d.C.).
Augusto governò per 45 anni e diede un lungo periodo di pace allo Stato. In tutti questi anni non furono condotte guerre di espansione territoriale, ma solo poche e poco importanti guerre di confine; per questo gli anni di Augusto furono considerati fra i più felici e fra i più grandi della storia di Roma. Per la storia Augusto è il primo imperatore romano. Il passaggio da una forma di governo, repubblica, all'altra, impero, non fu netto. Negli ultimi decenni della repubblica si era visto il prevalere ora di un uomo ora di un altro e s'era in pratica spezzato l'equilibrio politico che le istituzioni repubblicane dovevano garantire: uomini come Mario, Silla, Pompeo e Cesare avevano opposto all'autorità del senato, organismo supremo della repubblica, l'autorità che derivava loro dalla forza delle armi e dal prestigio delle vittorie ottenute.
La fine di Cesare aveva però dimostrato nello stesso tempo che era impossibile governare con il solo appoggio dell'esercito, senza tener conto del senato e delle altre istituzioni repubblicane.
Uomo di grande saggezza politica, Augusto cercò quindi di consolidare il suo potere facendosi attribuire dal senato le principali cariche della tradizione repubblicana. In tal modo si conquistò la fiducia e l'appoggio di tutti e poté governare in pratica come un monarca assoluto.
- Riforma della costituzione (29 a.C.-2 d.C.): con la battaglia di Azio (31 a.C.) l'era della repubblica era finita: cominciava l'impero. Dopo 60 anni di guerre civili, senato e popolo si inchinavano di fronte a Ottaviano.
Nel 29, dopo la battaglia di Azio, il senato gli decretò il titolo di imperatore (imperator) a vita riservato al generale vittorioso. Questo nome fu usato in seguito per designare i capi dello Stato romano. Oltre al titolo di principe del senato (cioè primo tra i senatori), ottenuto nel 28, che gli dava il diritto di presiedere quell'assemblea, e alla carica di console, cui fu eletto per 10 anni consecutivi, Augusto ottenne anche il potere proconsolare che gli garantiva il comando dell'esercito e il controllo di tutte le province.
Nel 27 a.C. il senato gli conferì il titolo di Augusto con cui lo si dichiarava degno di venerazione e di onori come una divinità, che riconosceva il lui la possibilità di agire con il favore degli dèi per il bene della patria, e questo con questo nome fu poi sempre chiamato. Nel 23 il popolo gli conferì la podestà tribunizia a vita, cioè il diritto di veto sulle proposte di legge degli altri magistrati: di conseguenza nessuna legge poteva passare senza il suo consenso.
Ricoprì tutte le cariche dello Stato: infatti ebbe anche le prerogative dei censori e, infine, con l'elezione a pontefice massimo, divenne la massima autorità religiosa.
Nel suo governo Augusto era assistito dal consilium principis, un consiglio privato formato da alti magistrati, senatori, letterati, giuristi, membri della sua famiglia e da amici tra i quali occupavano il primo posto i fedelissimi Agrippa, valorosissimo ammiraglio, uomo privo di ambizioni personali, fu il più prezioso collaboratore di Augusto; e Mecenate, uomo sensibile e colto, poeta egli stesso, fu tra l'altro il protettore di tutti gli artisti del tempo.
Nonostante fossero mantenute le forme esteriori del regime repubblicano, il consiglio privato di Augusto, che in pratica sostituiva il potere consultivo del senato, dimostra come nei fatti lo Stato romano si andasse profondamente trasformando.
continua...
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