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- Rinnovazione del triumvirato (56 a.C.): nel 56 a.C. Cesare si incontrò con Pompeo e Crasso x rinnovare l'accordo del 60 a.C. Si ebbe così il convegno di Lucca. Fu stabilito che Pompeo e Crasso avrebbero richiesto il consolato per l’anno seguente (55), e finito il consolato, Pompeo avrebbe avuto per 5 anni il governo della Spagna e Crasso quello della Siria con l’incarico di far guerra ai Parti, mentre Cesare avrebbe avuto per altri 5 anni il governo della Gallia. Ma le cose non andarono come Cesare aveva disposto. Pompeo e Crasso ottennero il consolato, mas, alla scadenza di esso, Pompeo restò in Roma, mentre faceva governare la Spagna da suoi legati, e Crasso, recatosi in Siria, veniva sconfitto a Càrre, in Mesopotamia, dai Parti e poi ucciso a tradimento (53 a.C.).
Guerra civile tra Cesare e Pompeo (49-45): la morte di Crasso, avvenuta nel 53 a.C., pose termine al triumvirato, lasciando di fronte Cesare e Pompeo. Intanto Pompeo riuscì a guadagnarsi il favore del senato. Ben presto l’atteggiamento di Pompeo fu nettamente ostile a Cesare e tale si rivelò in pieno, quando egli fu d’accordo col senato nel negare al conquistatore delle Gallie la proroga dei poteri proconsolari. Cesare comprese che ci si voleva sbarazzare di lui: divenuto privato cittadino, i suoi avversari avrebbero facilmente trovato un motivo per accusarlo e condannarlo. Per eliminare l’avversario, Pompeo fece emanare dal senato un decreto che imponeva a Cesare di lasciare il governo delle Gallie e il comando dell’esercito, pena la qualifica di nemico dello Stato. Cesare si rifiutò di obbedire e attraversò il fiume Rubicone vicino a Rimini, che segnava il limes oltre il quale non ci si poteva avvicinare a Roma con l’esercito in armi, ebbe inizio la guerra civile (49 a.C.).
Pompeo fuggì a Brindisi per imbarcarsi con le truppe fedeli alla volta della Grecia dove costituì un grande esercito. Cesare, entrò in Roma, accolto trionfalmente dal popolo che lo elesse console dei comizi. Egli riorganizzò il governo; concesse alla Gallia Cisalpina la cittadinanza romana; grazie a questo provvedimento, infatti, avrebbe potuto reclutare eserciti regolari. Partì quindi per sottomettere la Spagna rimasta fedele a Pompeo, sconfiggendo i pompeiani della Spagna presso Ilerda (Lerida).
Presso Fàrsalo, in Tessaglia, nel 58 a.C., la vittoria di Cesare fu schiacciate: Pompeo fuggì in Egitto, dove il re Tolomeo XIV lo fece uccidere a tradimento sperando così di ottenere il favore di Cesare. In Egitto Tolomeo e la sorella Cleopatra si contendevano il trono: Cesare destituì Tolomeo e al suo posto mise sul trono Cleopatra (47). Cesare si diresse poi in Oriente ove Farnace, figlio di Mitridate e re del Bosforo, era insorto contro di lui. La vittoria fu tanto rapida che Cesare ne informò il senato con il celebre messaggio: veni, vidi, vici (venni, vidi, vinsi).
Ciò gli permise di ritornare a Roma x organizzare una spedizione contro i seguaci di Pompeo che sconfisse prima a Tapso, in Africa (46 a.C.), e poi a Munda in Spagna (45 a.C.). Cesare rimase padrone incontrastato del campo.
Dittatura di Cesare (48-44 a.C.): dopo la battaglia di Munda, nel 45, Cesare divenne il solo e assoluto padrone della repubblica. Cesare cercò di dare allo Stato nuove leggi che garantissero la pace e rendessero più stabile il suo potere. Non abolì le istituzioni della repubblica, ma di fatto riservò per sé un potere simile a quello di un monarca.
Egli iniziò la trasformazione del regime repubblicano: fu più volte eletto console e dittatore, poi fu proclamato nel 46 a.C. dittatore per 10 anni, che gli dava un potere assoluto, infine nel 44 dittatore a vita, cui venne aggiunta la potestà tribunicia, ottenendo così i diritti ed i privilegi dei tribuni della plebe. Gli fu assegnata inoltre la podestà proconsolare, per la quale egli si riconosceva il diritto di governare le province per mezzo dei suoi fiduciari e di comandare gli eserciti che vi erano stanziati. Gli venne concessa anche la facoltà di designare coloro che potevano presentarsi candidati alle magistrature e di coniare monete con la propria immagine. Fu anche pontefice massimo. Ottenne inoltre il diritto di indossare in permanenza la veste trionfale (toga di porpora) e la corona di d’alloro (che spettavano all’imperatore,). Gli fu conferito il titolo di Imperator, titolo sino allora dato solo dai soldati al generale vittorioso. Accettò che alla sua persona fosse riconosciuta un’origine divina: egli affermava inoltre di discendere da Julo, figlio di Enea, l’eroe troiano nato dalla dea Venere.
Cesare si dedicò ad una vasta opera di riforme.
1. il senato divenne un organo puramente consultivo, subalterno, e i suoi membri furono portati da 600 a 900: vi furono ammessi molti cavalieri, numerosi Italici e rappresentanti della Gallia e della Spagna.
2. i cavalieri furono tenuti a freno nelle loro speculazioni, stabilendo che i tribunali penali fossero composti per metà da senatori e per metà da cavalieri.
3. I comizi mantennero la facoltà di votare le leggi, ma Cesare, assumendo il potere di tribuno che mai nell’antica repubblica avrebbe potuto riunirsi nella stessa persona a quella di console o di dittatore, aveva il diritto di porre i veto alle deliberazioni del senato.
In campo sociale ed economico vennero riprese le iniziative promosse dai Gracchi: vennero presi provvedimenti in favore dei capi delle famiglie più numerose; furono distribuite terre ai veterani; vennero presi provvedimenti per impedire che la concorrenza dei grandi proprietari di terre rovinasse i piccoli agricoltori.
In campo politico Cesare concesse la cittadinanza romana a tutta la Gallia Cisalpina e a molte popolazioni della Gallia Transalpina, della Spagna e dell’Africa. Per rendere più stabile il dominio di Roma sulle province, Cesare fece fondare numerose colonie; coloni si recarono il Gallia, in Africa, in Grecia e sulle coste del mar Nero ed ebbe così inizio un vero processo di romanizzazione del mondo.
Furono eseguiti anche numerose opere pubbliche come la costruzione di numerosi edifici monumentali, il taglio dell’istmo di Corinto, il prosciugamento delle Paludi Pontine e del lago Fùcino, solo in parte realizzati; Roma doveva trasformarsi in una città monumentale ed abbellirsi di un tempio e di un teatro oltre che di una biblioteca pubblica in sostituzione di quella di Alessandria, distrutta da un incendio nel 47 a.C.
Fra le altre iniziative, Cesare riformò il calendario, dividendo l’anno solare in 365 giorni, con l’aggiunta di un giorno ogni 4 anni (anno bisestile).
Uccisione di Cesare (44 a.C.): ma i senatori, che si erano visti privati delle proprie funzioni, e i sostenitori della repubblica, che non intendevano accettare la concentrazione di tante cariche in una sola persona, decisero di porre freno alla sua ascesa. Il 15 marzo 44 a.C., al suo ingresso in senato, Cesare venne pugnalato dai congiurati, capeggiati da Caio Cassio, seguace di Pompeo, divenuto poi cesariano, e Giunio Bruto, anch’egli pompeiano e amato da Cesare come un figlio.
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