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3.7. L'età di Pompeo e di Cesare (78-44 a.C.).
Dopo la dittatura di Silla emersero le personalità di Pompeo e Crasso: Pompeo che aveva domato una rivolta in Spagna e Crasso che aveva soffocato la rivolta servile guidata da Spartaco.
- Guerra contro Sertorio in Spagna (80-72 a.C.): il senato, dopo la morte di Silla, si trovò a dover affrontare una rivolta militare scoppiata in Spagna ad opera dei partigiani di Mario guidati da Sertorio, e affidò il comando delle operazioni in Spagna a Gneo Pompeo, di origine nobile, che si recò nella penisola e vi combatté per oltre 6 anni, fin quando Sertorio fu ucciso a tradimento nel 72 a.C. Pompeo, era destinato a conquistarsi in breve una posizione preminente nella vita politica di Roma.
- Spartaco e la guerra dei gladiatori (73-71 a.C.): durante l'assenza di Pompeo e del suo esercito, impegnati in Spagna, in Italia scoppiò una grave ribellione di schiavi guidati da un gladiatore, Spàrtaco, schiavo dotato di grande doti militari e di capo, che sconfisse i Romani ben 4 volte. Il senato romano affidò allora il comando dell'esercito al pretore Licìnio Crasso, anch'egli un tempo luogotenente di Silla, il quale, con l'aiuto di Pompeo, tornato vittorioso dalla Spagna, riuscì a domare la rivolta.
Consolato di Pompeo e di Crasso (70 a.C.): nel 70 a.C. Pompeo e Crasso ottennero il consolato. Entrambi cercarono di assicurarsi l'appoggio popolare abrogando le più significative leggi di Silla (leges Corneliae): venne restituito ai cavalieri il controllo dei tribunali penali (quaestiones) e i tribuni della plebe riottennero il diritto di far approvare leggi ai comizi anche senza il beneficio del Senato.
Guerra di Pompeo contro i pirati (67 a.C.): i Romani occupati nelle lotte civili, avevano trascurato la flotta, e ora i pirati, approfittando dell'indebolimento della potenza navale romana, dominavano su tutto il Mediterraneo. Infatti tutto il Mediterraneo era percorso da predoni che paralizzavano il commercio marittimo e minacciavano di affamare Roma, impedendo i rifornimenti di grano che la città importava soprattutto dalla provincia d'Asia. A Pompeo fu affidato il comando della guerra contro i pirati. In 3 mesi egli annientò i pirati eliminandoli tanto nel Mediterraneo occidentale che in quello orientale (distrusse tutte le basi dei pirati nel Medit.)
Seconda guerra mitridatica (74-63 a.C.): alla minaccia dei pirati si era aggiunto poi un nuovo pericolo. Mitridate, re del Ponto, aveva ripreso la lotta contro Roma, dopo le sconfitte subite per mano di Silla. La guerra si riaccese nel 75 quando Nicomede III, re di Bitinia, lasciò morendo il suo regno ai Romani. Mitridate invase allora la Bitinia. Il senato affidò il comando della guerra al console Licinio Lucullo che diresse con successo le operazioni militari, tuttavia non riuscì a concludere la guerra. Il comando fu allora affidato a Pompeo. Penetrato con la sua flotta nel Mar Nero, attaccò il sovrano per terra e per mare e questi, abbandonato dall'alleato Tigrane, si ritirò nella Colchide, sulla costa settentrionale del mar Nero, ove, tradito anche dal figlio Farnace, si suicidò (63 a.C.). Pompeo riordinò allora i nuovi territori orientali: l'antico regno del Ponto, che era stato di Mitridate, fu unito con la Bitinia, formando la nuova provincia romana di Bitinia-Ponto, la Siria divenne un'altra provincia. Così Roma estendeva anche in Oriente la propria egemonia.
Cicerone e la congiura di Catilina (63-62 a.C.): mentre Pompeo era impegnato in Oriente (contro Mitridate), a Roma venne scoperto una congiura contro la repubblica ordita da un giovane patrizio, Lucio Sergio Catilina. Ma scoperto e accusato pubblicamente in senato dal console Marco Tullio Cicerone, uomo di cultura e grande oratore, fuggì x raggiungere le sue truppe in Etruria, ma presso Pistoia fu sconfitto.
Cesare e il primo triumvirato (60 a.C.): in questo stesso periodo, mentre Pompeo si trovava ancora in Asia, cominciò ad emergere in Roma, uno dei più grandi genii della storia: Gaio Giulio Cesare. Pompeo alla fine del 62 a.C., ritornato in Italia dall'Oriente con il suo esercito, si trovò a dover affrontare l'ostilità del senato che respinse la proposta di concedere terre ai suoi veterani. Pompeo si schierò allora coi nemici del senato alleandosi segretamente con il ricco Crasso, che godeva dei favori dei cavalieri, e con Giulio Cesare, appartenete alla prestigiosa gens Iulia, che aveva l'appoggio del partito popolare. L'alleanza conclusa da questi 3 uomini fu chiamata primo triumvirato: si trattava di un patto privato stipulato allo scopo di condurre una politica comune al di sopra dell'autorità del senato. Ognuno metteva a disposizione i mezzi di cui disponeva: Cesare, il partito dei democratici; Crasso, l'ordine dei cavalieri; Pompeo i suoi veterani.
- Consolato di Cesare (59 a.C.): il risultato immediato di questo accordo fu il consolato di Cesare per il 59 a.C. Appena entrato in carica, Cesare fece passare una legge agraria sulla distribuzione delle terre ai veterani di Pompeo e alcuni provvedimenti a favore della classe dei cavalieri, accontentando così Crasso. Quindi fece assegnare mediante plebiscito, a partire dall'anno successivo, per 5 anni (58-54), il governo della Gallia Cisalpina (odierna pianura padana) con l'Illirico (odierna Jugoslavia) e la Gallia Narbonense (odierna Francia meridionale).
Nel 56 a.C. l'accordo fu riconfermato e Cesare si assicurò la proroga del governo delle Gallie per altri 5 anni. Per equilibrare il potere dei triumviri, a Crasso fu affidato il governo della provincia di Siria e a Pompeo quello delle 2 province di Spagna.
Conquista della Gallia (58-51 a.C.): al tempo della conquista di Cesare, la Gallia era divisa in 3 parti:
1. la Gallia centrale, fra la Garonna e la Senna, abitata dagli Arverni, dagli Edui, dai Sèquani.
2. la Gallia nord-orientale, fra la Senna ed il Reno, abitata dai Belgi.
3. la Gallia occidentale, posta fra i Pirenei e la Garonna, abitata dagli Aquitani e dagli Armòrici.
Questi territori erano abitate da tribù guerriere. Roma aveva sempre mantenuto buoni rapporti con le popolazioni galliche, minacciate da tentativi di invasione da parte degli Elvizi, popolo celtico, e degli Svevi, popolo germanico. Quando il pericolo divenne imminente, i Galli si rivolsero al senato, che affidò il compito di respingere gli invasori a Cesare, governatore della provincia narbonese.
Nel 58 a.C.; Cesare, battuti gli Elvizi, sconfitti presso Bibracte, impegnò gli Svevi in una dura battaglia sulla riva sinistra del Reno. Cesare fece quindi una spedizione militare oltre il Reno per dissuadere i Germani da ulteriori tentativi di invasione la Gallia. nel 57 a.C., dopo aver stretto alleanza con le popolazioni della Gallia centrale, Cesare si volse contro le regioni settentrionali (Belgi e Armorici); successivamente Cesare si volse contro i Veneti. Convinto di aver ormai sottomesso tutta la Gallia, Cesare sbarcò in Britannia, l'attuale Inghilterra, per incutere nelle popolazioni celtiche, che la abitavano, il timore delle armi romane, scoraggiandoli così dall'intervenire in Gallia. Nel 52 a.C. la Gallia si ribellò contro Roma e tutte le tribù galliche si unirono sotto la guida di un capo valoroso, Vercingetorìge (comandante), re degli Arverni. L'insurrezione costrinse Cesare a tornare in Gallia precipitosamente, impegnandolo in una guerra breve ma difficile. I Romani dopo aver perso a Gergovia, capitale dell'Arvernia, riuscirono a domare la rivolta e a catturare Vercingetorige, che si era rifugiato con i suoi nella città di Alèsia (52 a.C.). Così Cesare riconquistò tutta la Gallia, che fu totalmente sottomessa: divenne provincia romana.
continua...
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