'La Roma Romantica'

 

L'espressione "Roma romantica" è stata applicata negli ultimi decenni, in maniera piuttosto vaga, dagli amatori di Roma a certi quartieri della città soprattutto nella parte a est del Corso (cioè a sinistra, per chi va verso il centro) creati a cominciare dalla fine del Cinquecento sull'area delle vecchie vigne e ville che da secoli occupavano gran parte della città. Obiettivo di tale sviluppo urbanistico, alleviare il sovraffollamento nel centro medievale-rinascimentale costituitosi all'interno dell'ansa del Tevere. Il nuovo abitato si estendeva in direzione sud-est a cominciare dalla piazza del Popolo, ma continuava in certi punti anche dall'altra parte (ovest) del Corso dove venivano ammodernati stabili e create nuove chiese. La definizione "Roma romantica" è approssimativa e può risultare persino ingannevole, perché non coincide con l'epoca del Romanticismo come movimento letterario e artistico, che va dalla fine del XVIII alla metà del XIX secolo, ma si estende al di qua e al di là per un totale di tre o quattro secoli. Chi la usa, inoltre, tende a colorarla con le idee di superficiale sentimentalismo penetrate nel concetto di romanticismo nel parlare comune e che sono estranee all'originario movimento artistico, che oltre ai moti tempestosi dell'anima includeva sentimenti opposti di serenità apollinea e di neoclassicismo. Ma è proprio per questa sua elasticità e approssimazione che gli amatori di Roma ritengono utile ricorrere alla definizione "Roma romantica". Definizione, ripetiamo, inesatta, ma utile a esprimere il carattere di una zona della città che - per le innumerevoli connotazioni artistiche, per gli eventi di cui fu scena e per le personalità degli uomini e donne celebri che vi risiedettero - trova nella sua storia come denominatori comuni l'intensità del sentimento, l'amore della verità e l'apprezzamento della bellezza. Il nuovo insediamento, infatti, deriva la sua particolare atmosfera anche dal fatto che la sua creazione coincise con l'avvento della Controriforma, un periodo di forte reazione emotiva al trauma protestante, di rigetto degli aspetti paganeggianti del Rinascimento e di conversione ad un più puro, devoto costume di vita. Il Barocco romano, uno stile predominante a Roma e tutto rivolto all'evocazione di sentimenti edificanti, è l'espressione artistica di questo movimento spirituale e in effetti impera in queste parti della città più ancora che nelle altre. L'eleganza del Settecento venne in seguito ad affermarsi in queste parti "nuove", ma in una città permeata dal senso religioso essa non raggiunse mai le ostentazioni e non assunse mai i toni frivoli che l'hanno caratterizzata altrove. Qui, al centro della cristianità, il modo di vivere e di pensare esercitarono nel tardo Settecento una poderosa influenza formativa su artisti e studiosi che di lì a poco avrebbero scatenato in tutta Europa il movimento romantico. Tra questi Goethe, il cui soggiorno a Roma, come lui stesso ebbe a dire più volte, fu decisivo per sviluppare la sua visione del mondo; e il suo compatriota Winckelmann, l'archeologo-esteta le cui idee sono all'origine del Neoclassicismo. Tutti e due, per inciso, vissero nella zona "romantica" di Roma. Centro internazionale dell'arte fin dal Rinascimento, nei secoli successivi Roma era divenuta un magnete per gente di tutte le nazioni in cerca di una catarsi artistica e culturale. Questa attrazione raggiunse il suo massimo tra la fine del Settecento e il principio dell'Ottocento, proprio cioè durante il periodo romantico propriamente detto, e all'apice della popolarità del Grand Tour - il periplo educativo dell'Europa da parte degli Inglesi e di altri, che culminava per tradizione a Roma -, inondando la città di stranieri desiderosi di migliorare la propria personalità nonché di godere di quel misto di spiritualità e di sensualità che era (e in certa maniera è ancora) caratteristico della vita romana. La maggior parte di queste persone è vissuta o ha frequentato i quartieri che percorreremo in queste due passeggiate, quartieri che proprio in quel tempo acquistarono il loro più specifico carattere "romantico". Nella seconda metà dell'Ottocento, dopo il trasferimento dei poteri dal papa allo Stato italiano, Roma ha subito una radicale e infelice trasformazione edilizia intesa a farne una "capitale moderna". I quartieri della "Roma romantica" tuttavia ne sono emersi senza alterazioni draconiane, se si eccettua la scomparsa della più bella delle sue ville-giardino, Villa Ludovisi. La loro particolare eleganza e atmosfera sentimentale è venuta anzi a permeare alcune di queste nuove strade che, sorte durante la cosiddetta Belle Époque, sarebbero divenute il centro della "dolce vita" romana verso la metà del Novecento.

 

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