'I Gladiatori del Colosseo'

 

L’Anfiteatro Flavio, da tutti conosciuto con il nome di Colosseo, è probabilmente il monumento più famoso del mondo, la cui altezza è di ben 52 metri ed era in grado di contenere fino a 70.000 spettatori. Fu opera dell’Imperatore Vespasiano che nel 70 d.C. diede inizio ai lavori completati in seguito dal figlio Domiziano negli anni 80 d.C. Il Colosseo venne costruito vicino al palazzo di Nerone, la Domus Aurea, dove era presente un colosso di Nerone (una statua bronzea di imponenti dimensioni), dalla quale secondo la leggenda deriva il nome Colosseo. Era di sicuro il luogo preferito dai romani che attraverso la visione di cruenti combattimenti placavano la loro sete di sangue. I gladiatori erano per lo più prigionieri di guerra, schiavi o condannati a morte, che in seguito a duri addestramenti, come torture e punizioni corporali con il fuoco e la frusta, venivano costretti a combattere tra loro in sanguinosi duelli o a lottare con bestie feroci quali leoni, tigri, tori, elefanti, pantere e leopardi. Prima di ogni sfida i gladiatori entravano in scena su carri o a piedi accompagnati da un gruppo di suonatori e giunti sotto la tribuna dell’imperatore, lo salutavano con la celebre frase “Ave Cesare, morituri te salutant” (“Ave o Cesare, coloro che stanno per morire ti salutano”). Esistevano diverse categorie di lottatori; i “mirmilloni” le cui armi erano uno scudo ed una falce, i “sanniti” che indossavano pesanti armature ed impugnavano una spada corta e i “retiarii” che lottavano con una rete, un tridente ed un pugnale. Al momento degli spettacoli l’arena veniva riempita con sabbia gialla, proveniente da Monte Mario, per assorbire il sangue. In un famoso spettacolo, l’Imperatore Traiano fece svolgere un combattimento durato 117 giorni consecutivi dove morirono sull’arena più di novantamila gladiatori. A due schiavi mascherati da Caronte, il traghettatore infernale, e da Ermete Psicopompo spettava il compito di verificare il decesso dei combattenti sconfitti, dando loro il colpo finale qualora la morte non fosse ancora giunta. A volte, prima delle vere battaglie dei gladiatori, venivano inscenati falsi combattimenti con armi di legno dove si battevano nani, storpi e donne. I vincitori venivano premiati con denaro e popolarità e raggiunte le dieci vittorie veniva data loro la libertà e la possibilità di continuare a combattere per soldi o di intraprendere altre attività (come ad es. l’istruttore nelle scuole per gladiatori).

 

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